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West Side Story di Michieletto conquista Caracalla
Regista: "Lavoro intenso con tutto il cast, ho imparato tanto"
(di Luciano Fioramonti) Trascina e commuove il West Side Story immaginato dal regista Damiano Michieletto in una piscina abbandonata lontana dall'immagine tradizionale della New York degli anni Cinquanta. La storia d'amore di Maria e Tony, ispirata alla vicenda di Giulietta e Romeo, messa in musica nel 1957 da Leonard Bernstein, ha conquistato il 5 luglio il pubblico della prima al Caracalla Festival nel magnifico scenario delle Terme. Il merito va all'intero cast del musical, protagonista di una prova notevole tra ritmi serrati, lunghe parti recitate, brani entrati nella memoria collettiva come Maria, Somewhere, America, I feel pretty, e soprattutto momenti coreografici davvero suggestivi coronati da uno sfrenato Mambo con 60 ballerini in scena replicato, a sorpresa, al temine come bis per salutare gli spettatori. Michieletto, direttore artistico del Festival che in passato ha firmato per l'Opera di Roma il successo straordinario di Rigoletto al Circo Massimo in piena emergenza Covid, ha confermato il suo talento molto apprezzato anche all'estero con una lettura nuova del capolavoro di Bernstein restando fedele al libretto ma attualizzando la vicenda con i segni di un sogno americano infranto come i pezzi della grande fiaccola della Statua della Libertà che occupano il palcoscenico. L'orchestra diretta da Michele Mariotti, dopo qualche problema iniziale di registri creato dall'amplificazione (ma un ronzio fastidioso si è ripetuto fino alla fine), ha reso bene la varietà di stili di una partitura che fonde jazz, ritmi latino-americani e richiami alla tradizione musicale europee. West Side Story, da un'idea di Jerome Robbins e musicato da Bernstein su libretto di Arthur Laurents con i versi di Stephen Sondheim, viene considerato da molti la prima opera autenticamente americana. Applausi per tutti, ovviamente, soprattutto a Marek Zurowski, brillante Tony, e Sofia Caselli, che ha dato voce e corpo molto convincenti alla sua Maria appassionata, e ai comprimari delle gang rivali dei Jets e degli Sharks. Tributo particolare e meritato alle coreografie di Sasha Riva e Simone Repele e al corpo di ballo della Fondazione musicale. "È un lavoro intenso con l'intero cast, tutti gli interpreti esprimono un'energia sul palcoscenico palpitante - ha detto all'ANSA Damiano Michieletto -. Sono davvero molto felice anche di aver imparato tante cose, affrontando un linguaggio nuovo per me con cui desideravo confrontarmi da tanto tempo. Sono grato al Teatro dell'Opera di Roma che ha messo in piedi questa grande produzione. Questa serata dimostra che Roma, il suo Teatro, gli artisti che vengono qui e il pubblico possono dare qualcosa di veramente speciale di cui sono orgoglioso". Il regista veneziano ha detto di aver puntato a ribaltare le versioni prevedibili di questo musical. "Abbiamo creato un simbolo, una piscina abbandonata con un trampolino che diventa il balcone, dove questi ragazzi cercano di continuare a tenere in vita il sogno americano in frantumi. Da questa esperienza porto con me anche una crescita personale di cui, a 50 anni, è sempre bene ricordarsi di fare: non percorrere sempre strade battute ma andare su qualche sentiero che non conosci e può essere più impervio ma ti regala orizzonti che altrimenti non scopriresti mai". Soddisfatto anche Michele Mariotti che parla di "una bella sfida vinta. L'orchestra è stata fantastica, sul palco tutti bravissimi, cantanti e ballerini. Eravamo tutti molto uniti, penso si sia visto. West Side Story è un capolavoro, Bernstein era un genio, con una sensibilità fuori dal comune. Se qualcuno mi chiedesse a quale personaggio vorrei assomigliare risponderei: a lui". Alla prima ha assistito anche Bert Fink, curatore internazionale dei diritti del grande compositore americano. Che cosa avrebbe detto Bernstein di questa produzione? "Bisogna ricordare che West Side Story fu scritto da quattro grandi personaggi. Credo che sarebbero stupiti, entusiasti e orgogliosi nel vedere la loro opera tornare a vivere a Caracalla quasi settant'anni dopo ed essere accolta così calorosamente dal pubblico italiano. Qui non è stata cambiata una parola o una nota di quelle scritte nel 1957. Parla al 2025 con argomenti che riguardano tutti. Gli scontri tra i Jets e gli Sharks ci parlano di bigottismo, tragedie, rabbia verso gli immigrati. Dispiace dirlo, ma è davvero ancora molto vero oggi come lo era allora".
C.Bruderer--VB
