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Riconoscimento biometrico con il Wi-Fi, studio La Sapienza
Sviluppata la tecnologia WhoFi, "rispettosa della privacy"
Seguire gli spostamenti di una persona anche senza uno smartphone, una videocamera o un dispositivo elettronico. È possibile secondo alcuni ricercatori del Dipartimento di Informatica dell'Università La Sapienza di Roma, che sul database aperto arXiv hanno pubblicato uno studio sulla tecnologia 'WhoFi'. Si basa sul concetto secondo cui i segnali Wi-Fi tradizionali, anche quelli generati dalle connessioni casalinghe, quando si diffondono nello spazio e incontrano una persona, producono un segnale di rimbalzo unico, una sorta di 'firma' biometrica che è possibile attribuire ad un particolare individuo. Il sistema sarebbe rispettoso della privacy perché non usa tecnologie di riconoscimento visivo, come le telecamere di sorveglianza. "A differenza dei sistemi ottici che percepiscono solo la superficie esterna di una persona", dicono gli autori nello studio, "i segnali Wi-Fi interagiscono con le strutture interne, come ossa, organi e la composizione corporea, causando distorsioni del segnale specifiche per ogni persona che agiscono come una firma univoca". I ricercatori hanno impiegato una tecnica denominata'"in-batch negative loss', per differenziare il più possibile la firma biometrica, anche in situazioni in cui più segnali sono simili tra loro. "Queste firme vengono poi confrontate con una galleria di soggetti noti, per eseguire la re-identificazione tramite similarità", proseguono, "i risultati ottenuti confermano la validità dei segnali Wi-Fi come modalità biometrica rispettosa della privacy e posizionano lo studio come un significativo passo avanti nello sviluppo di sistemi di identificazione basati sui segnali".
L.Meier--VB