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Ricostruito in 3D il volto dell'australopiteco Little Foot
Analizzato con la luce di sincrotrone, riscrive l'evoluzione dei nostri antenati
Per la prima volta è stato ricostruito digitalmente in 3D il volto di Little Foot, il più completo fossile di Australopithecus mai scoperto, rinvenuto vicino a Johannesburg (Sudafrica) e vissuto 3,67 milioni di anni fa. Lo studio, realizzato con la luce di sincrotrone, dimostra che per forma e dimensioni la sua faccia era più simile a quella degli australopitechi dell'Africa orientale che a quelli dell'Africa meridionale, segno di una storia evolutiva più dinamica del previsto. La scoperta è pubblicata sulla rivista Comptes Rendus Palevol da un gruppo di ricercatori francesi, britannici e sudafricani guidati da Amélie Beaudet del Centro nazionale per la ricerca scientifica in Francia. Ci sono voluti più di cinque anni per completare il lavoro a causa dello stato di conservazione del cranio, rimasto per milioni di anni intrappolato nella roccia e sottoposto a forti pressioni geologiche che hanno provocato fratture e deformazioni. Il reperto è stato digitalizzato grazie alla luce del sincrotrone Diamond Light Source nel Regno Unito: i frammenti ossei sono stati isolati virtualmente utilizzando metodi semiautomatici e supercomputer. Il loro successivo riallineamento ha portato a una ricostruzione in 3D con una risoluzione di 21 millesimi di millimetro (micron). L'analisi comparativa di questa ricostruzione con diverse grandi scimmie antropomorfe attuali e altri tre esemplari di Australopithecus rivela che il volto di Little Foot è più vicino, in termini di dimensioni e morfologia, agli esemplari di Australopithecus dell'Africa orientale che a quelli dell'Africa meridionale. Questa scoperta solleva interrogativi sulle relazioni tra queste diverse popolazioni e sulla cronologia dei processi evolutivi che hanno rimodellato i volti di questi ominini, in particolare la regione orbitale, che sembra essere stata soggetta a forti pressioni selettive.
T.Egger--VB