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Consorzio Valpolicella, dazi Usa tagliano le gambe ma rossi veneti resistono
Valore export -5,8% negli States. Imbottigliamenti -2,4% Amarone, -2,7% Valpolicella
La Valpolicella esprime un giro d'affari di oltre 600 milioni di euro. Per la prima denominazione rossa del Veneto, e tra le principali in Italia, si è chiuso un 2025 difficile in un contesto sempre più competitivo, ma con una buona ripresa nell'ultimo trimestre. Lo fa sapere, oggi a Verona, il Consorzio tutela vini Valpolicella in occasione di Amarone Opera prima. Il segno rosso arriva in chiave export, i rossi Dop veneti fino a 15 gradi (dove la Valpolicella ha un'incidenza quasi totalizzante ma la categoria merceologica di fatto non comprende l'Amarone) segnano nei primi 10 mesi del 2025 un calo tendenziale in valore del 5,8% verso gli Usa e del 2,1% verso il mondo (+0,4% il volume). "Un decremento - viene evidenziato dalla realtà consortile - di tre volte inferiore rispetto alla performance nazionale della categoria rossista (-6,2%)". A testimonianza dell'impegno profuso per contenere i danni. Tuttavia "pesa - osserva il presidente del Consorzio Valpolicella, Christian Marchesini - Il dazio statunitense nella seconda parte dell'anno, che porta un gap del valore del -5,8%, ma anche i cali significativi in Svizzera (-9,8%), Danimarca (-3,7%), Norvegia (-6,5%%). Bene invece alcune piazze di sbocco importanti, come il top buyer Canada (+4,8%) ma anche Germania (+5,1%), Svezia (+4,7%), Regno Unito (+8,9%) e Paesi Bassi (+12%)". Il saldo dell'imbottigliato, dei vini quindi pronti allo sbarco sul mercato, precisa ancora il Consorzio veneto, "segna una contrazione più contenuta rispetto alle premesse, se si considera il difficile contesto congiunturale: l'Amarone chiude a -2,4% (circa 102 mila ettolitri), il Valpolicella a -2,7% (123,8 mila ettolitri), mentre il Ripasso scende del 3,7% (oltre 205 mila ettolitri)".
L.Stucki--VB