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Final Destination: Bloodlines, la Morte torna a far ridere
Da oggi al cinema il sesto capitolo del franchise di Warner Bros
(di Lucia Magi) La Warner Bros continua a dominare il box office con i suoi film dell'orrore. Dopo 'I peccatori (Sinners)' di Ryan Coogler, ancora saldo tra i titoli più visti dopo cinque settimane, lo studio lancia oggi 'Final Destination Bloodlines'. Il sesto capitolo della fortunata serie horror punta dritto alla vetta del botteghino, con previsioni tra i 35 e i 40 milioni di dollari nel mercato statunitense e 70 milioni a livello mondiale, Italia inclusa. "È come vedere tuo figlio andare al college. Non potrei esser più fiero", racconta all'ANSA Jeffrey Reddick, creatore del franchise, che a fine anni '90 scrisse il primo soggetto, pensato come un episodio di X-Files. Dal 2000 al 2011, i cinque film di 'Final Destination' hanno incassato 666 milioni di dollari. All'origine del franchise c'è un gruppo di persone che scampa alla catastrofe grazie alla premonizione di una di loro. Privata del suo bottino, la Morte torna a riscuotere ciò che le spetta, uccidendo i sopravvissuti in modi sempre più bizzarri. A 14 anni dall'ultimo film, la falce torna a colpire, offrendo agli spettatori una catena di fatalità così ingegnose da sfociare nel grottesco. Non a caso, durante l'anteprima mondiale al Chinese Theatre di Hollywood, ogni decesso è stato accolto con applausi liberatori e risate. "Bloodlines presenta tanti elementi che chiudono il cerchio con il primo film. Non è propriamente una conclusione, ma c'è un legame causa-effetto tra i due che mi commuove molto", riflette sul tappeto rosso Craig Perry, produttore della serie da 25 anni. Il film è sia un prequel che un sequel, perché spiega la premessa, ambientandola in un ristorante panoramico nel 1969, e poi segue Stefani (Kaitlyn Santa Juana), la nipote della preveggente, che cerca di salvare la famiglia dalla maledizione. Senza troppo spoiler: non le andrà benissimo. Il succo del film non è sapere 'chi' muore, ma 'come' muore. "La sfida più divertente - confida all'ANSA Zach Lipovsky, che ha diretto insieme a Adam Stein - è stata trovare modi originali per trasformare situazioni e oggetti quotidiani in trappole mortali. C'è una monetina, in questo film, che vi farà odiare le monetine per sempre. Sarete terrorizzati dai bicchieri colmi di ghiaccio o dal camion della spazzatura". "È stata la mia quarantesima morte sullo schermo, ma di sicuro la più grafica e disturbante di tutte - racconta Alex Zahara, che interpreta lo zio Howard -. Mi sono ritrovato con la faccia sotto un tosaerba, coperto di finta carne e sangue. Hanno usato una schiuma per proteggermi, ma l'effetto era fin troppo realistico". Effetti speciali digitali e pratici si combinano alla perfezione, e le scene sono montate con un sadismo spezzato da frequenti momenti comici. "Tensione e umorismo funzionano bene insieme: l'uno amplifica l'altra. Rilassi un po' il pubblico con una battuta e poi torni a terrorizzarlo", spiega la montatrice Sabrina Pitre. "'Bloodlines' è il capitolo con più cuore della saga. Al centro c'è una famiglia, così ti affezioni ai personaggi e ogni morte diventa più angosciante. Anche se una parte di te non vede l'ora di scoprire cosa ci siamo inventati per farli fuori", osserva il co-regista Stein. Il film segna anche l'ultima apparizione sullo schermo di Tony Todd, scomparso l'anno scorso, che fin dal 2000 ha interpretato il misterioso William Bludworth. Appare segnato, visibilmente malato: "Abbiamo voluto dargli l'occasione di recitare una scena intensa, che gli permettesse di salutare il pubblico in modo toccante", conclude Perry.
G.Schmid--VB