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Huller, sento il senso di colpa per il passato nazista della Germania
A Cannes con Fatherland, già protagonista a Berlino aspettando Venezia
(dell'inviata Francesca Pierleoni) E' una delle interpreti più talentuose, versatili e coinvolgenti della sua generazione, capace di conquistare il pubblico e la critica uscendo da ogni stereotipo e con un percorso in cui sa affrontare tutti i generi. La tedesca Sandra Huller in una carriera iniziata ventenne poco più di 25 anni fa sulle tavole del Theaterhaus di Lipsia, da quando è approdata al cinema, grazie alle sue performance in film come come Requiem, Toni Erdmann, Anatomia di una caduta e La zona di interesse, Rose, ha già conquistato due Orsi d'argento, due Efa, un Cesar e una nomination agli Oscar. Una statuetta, per la quale potrebbe tornare in lizza nella prossima edizione, sull'onda di un straordinaria annata: ha vinto a gennaio il suo secondo Orso come migliore interprete alla Berlinale con Rose di Markus Schleinzer nel ruolo di una donna che si finge uomo nel 17/o secolo; ha brillato con Ryan Gosling nel blockbuster fantasy L'ultima missione: Project Hail Mary di Drew Goddard, che ha incassato oltre 650 milioni di dollari nel mondo; è appena tornata a Cannes con Fatherland di Pawel Pawlikowski dove dà volto alla figlia di Thomas Mann, Erika e potrebbe essere a Venezia con Tom Cruise nella tragicommedia apocalittica Digger di Alejandro Gonzalez Inarritu. Fatherland è ambientato nel 1949 e racconta il ritorno di Thomas Mann (Hanns Zischler), premio Nobel per la letteratura, in Germania per la prima volta dalla fine della guerra. Al suo fianco c'è la figlia Erika, poliglotta (come la sua interprete, ndr) attrice, scrittrice e pilota di rally che ha deciso di sacrificare molti spazi di libertà per stare vicino al padre anziano. Il loro è un viaggio, da Francoforte, sotto occupazione americana, a Weimar, controllata dai sovietici, in un Paese in rovina dal quale erano fuggiti sedici anni prima. Un percorso nel quale Erika e Thomas Mann dovranno affrontare anche un terribile lutto personale. Erika, pur essendo sempre stata antinazista, sentiva il senso di colpa per ciò che aveva compiuto la Germania nazista: "Ho anch'io quel senso di colpa - commenta l'attrice -. Lo provo ogni giorno e non mi annoio mai nel sentirlo, perché è necessario per poter agire nella maniera giusta". Huller non sapeva molto di Erika Mann prima che le offrissero il progetto "e non conosco nessuno vicino alla famiglia Mann - spiega l'attrice in conferenza stampa -. Ho avuto la fortuna di lavorare con Hanns Sichler, che è stata una fonte di informazioni molto generosa, ogni volta che ne ho avuto bisogno Quando avevo una domanda qualsiasi sul loro legame di solito chiedevo a lui. Il fatto che Erika scrivesse, recitasse e corresse in auto, erano cose molto importanti per me, come le lingue che parlava, il fatto che fosse davvero una cittadina del mondo. Aveva un legame molto profondo con suo padre, era capace di amare e dopo la morte del fratello ha lasciato tutto per stargli vicino e aiutarlo, mostrando il suo forte senso del dovere. Tutto questo è stato abbastanza per poter lavorare su di lei. Il resto, lo abbiamo costruito insieme a Pawel, in un rapporto di grande collaborazione". Venendo al suo percorso di attrice, a chi le chiede se dopo un debutto così fortunato in un blockbuster hollywoodiano le piacerebbe anche fare il sequel, risponde sorridendo: "Non so cosa succederà nel futuro, ho trovato molte strade diverse e mi sento molto fortunata nel poter esplorare tutti questi differenti modi di lavorare".
P.Vogel--VB
