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Scarlett Johansson, 'nei primi anni 2000 Hollywood difficile per le giovani attrici'
"È stata dura, si veniva ipersessualizzate e imprigionate in stereotipi"
Il successo per Scarlett Johansson non è sempre stato una strada in discesa. Durante un'intervista a CBS Sunday Morning, l'attrice ha rivelato che nei primi anni 2000 Hollywood era un mondo difficile per le giovani attrici in quanto all'epoca era "socialmente accettabile" che venissero ipersessualizzate per il loro aspetto fisico. "È stata dura - ha sottolineato -, si puntava molto su come si appariva, e le donne della mia età avevano meno opportunità rispetto ad ora in fatto di ruoli". "Si veniva etichettate - continua - e i ruoli erano sempre gli stessi, l'altra donna, l'amante, la bomba sexy. Era l'archetipo prevalente quando avevo vent'anni". Johansson ha spiegato che si è riscattata dagli stereotipi avventurandosi nella scena teatrale newyorkese. "La pausa da Hollywood - ha detto - mi ha insegnato ad aspettare per la parte giusta piuttosto che cedere alle pressioni di lavorare incessantemente. Ci ho messo del tempo per impararlo e non è stato facile. Quando si inizia a lavorare si ha sempre l'impressione che ogni lavoro sia l'ultimo e se si presentano opportunità sia necessario coglierle subito anche se non corrispondono a ciò che ti fa piacere. è un settore molto competitivo e ogni attore vuole continuare ad essere sotto i riflettori, almeno credo che sia istintivo quando si è giovani". Scarlett Johansson aveva solo 17 anni quando debuttò in Lost in Translation - L'amore tradotto (2003) di Sofia Coppola; altri film di successo sono stati Una canzone per Bobby Long (2004), Match Point (2005), Vicky Cristina Barcellona (2008), Lei (2013), Lucy (2014), Ghost in the Shell (2017). Ha ricevuto diverse candidature agli Oscar e in campo teatrale si è aggiudicata nel 2011 un Tony Award come miglior attrice non protagonista per il suo ruolo in Uno sguardo dal ponte.
J.Sauter--VB