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L'Iran fa ombra agli Oscar, Panahi pronto a tornare
L'Academy mette in conto le proteste, teme per il red carpet
(di Alessandra Baldini) La guerra con l'Iran incombe sulla volata finale degli Oscar: ad una settimana dalla 'notte delle stelle', ai giochi che sembravano essere fatti - la finalissima tra una Battaglia Dopo l'Altra e Sinners per il miglior film, duello tra The Secret Agent e Sentimental Value per la migliore produzione non in inglese - potrebbe far ombra la presenza di Jafar Panahi, il regista dissidente iraniano Palma d'Oro a Cannes per un Semplice Incidente. Condannato in dicembre in contumacia dalle autorità iraniane, Panahi non è entrato nella 'top 10' delle migliori produzioni, ma resta in corsa nella cinquina dei film internazionali e in quella per la migliore sceneggiatura originale, nomination condivisa con Mehdi Mahmoudian che in gennaio è finito in carcere per aver firmato una lettera aperta di protesta contro il regime. "In apparenza festeggio, ma dentro mi sento diverso", ha detto Panahi, che ha girato di nascosto a Teheran il suo dramma di vendetta modellato sull'esperienza personale in carcere e che continua a ripromettersi di tornare in patria, nonostante i bombardamenti, non appena calato il sipario al Dolby Theater. "Come molti che hanno sofferto in questo periodo, sapere che la Guida Suprema Ali Khamenei è' morto mi ha reso felice e triste allo stesso tempo. Nell'ultima lettera aperta di gennaio avevamo chiesto che si facesse da parte. Ora ci dispiace che non ci sarà più un processo per lui", ha detto il regista, che non è il solo cineasta iraniano candidato agli Oscar: gareggiano anche Sara Khaki e Mohammadreza Eyni con la loro opera prima, Cutting Through the Rocks, un documentario sull'ostetrica Shahverdi, la prima donna eletta consigliere comunale in un villaggio rurale dell'Iran. Il film è stato premiato al Sundance, Amsterdam e al festival del cinema di Giffoni, ma Sarah Khaki non sarà al Dolby: il bando dei visti agli iraniani e la guerra hanno reso l'auspicata trasferta impossibile. Condotti dal comico Conan O'Brien, gli Oscar sono in programma il 15 Marzo al Dolby Theater di Los Angeles e in diretta sulla Abc e Hulu: si ripeteranno le polemiche del Berlinale con la giuria guidata da Wim Wenders schierata per tenere la politica (e la guerra a Gaza) fuori dal festival? Finora pochi a Hollywood si sono schierati contro i raid su Teheran (tra questi Mark Ruffalo, candidato l'anno scorso per Povere Creature e che figura tra i presentatori), ma a quanto pare l'Academy sta analizzando "ogni scenario possibile" per evitare imbarazzi o incidenti mediatici. "Non vogliono mostrarsi indifferenti al conflitto in corso", hanno detto insider alla rubrica di gossip del New York Post Page Six spiegando perché sono allo studio piani alternativi a un red carpet che rischia di apparire "frivolo" mentre in Medio Oriente piovono le bombe.
U.Maertens--VB