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Applausi al Carlo Felice di Genova per 'Il trovatore' senza tutto esaurito
Nonostante la popolarità dell'opera e la ripartenza della stagione
Applausi al Teatro Carlo Felice di Genova per 'Il trovatore' di Verdi, ma non c'è stato il tutto esaurito alla ripresa della stagione lirica dopo la pausa natalizia. Un'ampia sezione della platea era vuota, il che è parso strano considerando che il titolo scelto per la ripartenza era uno dei più popolari in assoluto. Il pubblico presente, comunque, si è divertito. Uno spettacolo nel complesso gradevole sul piano visivo e sotto il profilo musicale. L'allestimento era quello prodotto al Carlo Felice nel 2019 subito prima del covid con la regia di Marina Bianchi e l'impianto scenografico di Sofia Tasmagambetova e Pabel Dragunov: una austera fortezza medievale che ruotando si apre alle diverse scene con un bell'effetto visivo. La Bianchi ha costruito un'azione scorrevole, ben equilibrata negli spazi con alcuni momenti godibili: si pensi alla battaglia di spade realizzata al rallentatore con gli armigeri preparati dal maestro d'armi Corrado Tomaselli. In un'epoca in cui i registi 'debbono' inventare qualcosa di originale, anche Marina Bianchi ha commesso tuttavia qualche peccato 'veniale', introducendo azioni non necessarie: una scenetta improbabile e distraente fra gli armigeri durante il racconto iniziale di Ferrando e uno stupro in scena (sia pure posizionato marginalmente) assolutamente non richiesto. La parte musicale era affidata a Giampaolo Bisanti. Sul podio dei complessi stabili, Bisanti ha saputo cogliere i diversi umori della partitura verdiana: ampi piani dinamici, scatti vigorosi, slanci lirici, il tutto coordinato con attenzione. Non sempre tuttavia il rapporto fra buca e palcoscenico è parso ottimale, soprattutto in alcuni interventi del coro. Il successo di un'opera popolare come "Trovatore" dipende dalla capacità di chi lo allestisce di trovare un quartetto vocale (o addirittura un quintetto) di livello. Il cast è risultato nell'insieme all'altezza della situazione. Clementine Margaine ha restituito una Azucena fortemente drammatica e autorevole: energica nell'iniziale 'Stride la vampa' ha mostrato delicatezza espressiva nel lirico duetto finale 'Ai nostri monti'. Erika Grimaldi è soprano dalla vocalità controllata, elegante: la sua Leonora ha convinto soprattutto nei momenti più intimi e riflessivi. Ariunbaatar Ganbaatar ha assicurato al Conte voce tonante e austera, ma capace anche di piacevoli morbidezze: lo ha dimostrato nel celebre 'Il balen del suo sorriso'. Il tenore Fabio Sartori è ormai di casa al Carlo Felice. Il pubblico ne conosce e apprezza la generosità esecutiva. Rispetto a precedenti esibizioni, tuttavia, nella parte di Manrico, non tutto ha pienamente convinto quanto a intonazione e eleganza espositiva. Bene Simon Lim nel ruolo di Ferrando. E bene anche Irene Celle (Ines) e Manuel Pierattelli (Ruitz). Applausi calorosi, prima replica domani alle 15. (ANSA).
A.Ruegg--VB