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Usai (Anica), 'incertezza totale sul tax credit, alcune produzioni verso l'estero'
"A marzo cambia la musica, si rischia impatto sull'occupazione"
"Il nostro comparto ha vissuto un decennio di crescita, con una contrazione leggera dei volumi di produzione nell'ultimo biennio", ma "a partire dal prossimo mese di marzo, quando le produzioni non avranno più il beneficio del precedente credito d'imposta, il nostro sistema potrebbe fronteggiare un'incertezza assoluta e inedita rispetto alle misure che si potrà pensare di attivare e beneficiare. Molti si sono sbrigati a far partire i set in questi mesi, proprio per evitare quella scadenza, ma da marzo la musica cambierà". Lo dice il presidente dell'Anica Alessandro Usai nell'audizione alla commissione Cultura sulle proposte di legge recanti l'istituzione dell'Agenzia per il cinema e l'audiovisivo. Il nostro comparto "ha vissuto un decennio di crescita, con una contrazione leggera dei volumi di produzione nell'ultimo biennio - sottolinea -. A nostro avviso un punto di partenza importante nell'immaginare iniziative di riforma del settore è tenere conto che evidentemente l'impianto di incentivi che hanno sostenuto la produzione ha funzionato e portato dei risultati". Questo anche in contrasto con "una visione del nostro settore che viene indicato come malato e con il bisogno di interventi urgenti per essere riportato in salute. Noi auspichiamo che tutti i prossimi interventi non perdano l'eredità dei precedenti". Fra i punti cardine per i nuovi benefici, per Usai servirebbero "una semplificazione normativa, per ridurre la complessità degli adempimenti; la rapidità ed efficienza nella gestione delle pratiche da parte del ministero o eventuali altri enti come l'Agenzia che si vorrebbe introdurre". È importante "che il cambiamento non comporti un ulteriore allungamento delle tempistiche che fino ad adesso sono state il vero problema". Bisogna poi "mantenere la competitività anche a livello internazionale per evitare che ci siano delle delocalizzazioni delle produzioni". Usai sottolinea che "alcune produzioni italiane di film e serie previste nel primo semestre stanno iniziando a considerare seriamente l'ipotesi di girare in Paesi diversi dall'Italia, perché di fronte all'incertezza, la certezza di un altro sistema di sostegno diventa una potenziale soluzione. Capite bene l'impatto che questo avrebbe dal punto di vista occupazionale su tutti i ruoli che non siano il regista, gli interpreti principali o al limite di qualche caporeparto".
W.Huber--VB