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Messina, Another End un film su assenza e amore
Così il regista siciliano Pietro Messina racconta sua opera
"Per me prima che un film di fantascienza Another End è una storia d'amore. L'amore che vive nelle parole, tra i pensieri, nei ricordi, ma che soprattutto vive e cresce nel silenzio nei corpi. Di nascosto. Come un segreto del corpo". Così Pietro Messina ha sintetizzato alla Berlinale il suo Another End, film in concorso per l'Italia e in sala dal 21 marzo con 01. Sul fatto poi che già in L'attesa, suo primo film, ci sia il tema del distacco ha spiegato il regista nato quarantadue anni fa a Caltagirone: "Sono convinto che l'assenza sia un terreno davvero fertile perché mette ancora più in evidenza l'amore, il vissuto". Questa la storia del film, prodotto da Indigo Film con Rai Cinema, che ha diviso la critica alla Berlinale. Sal (Gael Garcia Bernal) è un uomo pieno di dolore e senza più lacrime da quando ha perduto Zoe (Renate Reinsve), l'amore della sua vita, morta in un incidente d'auto di cui lui si sente responsabile. Inizia così nel segno del più classico dei binomi, amore e morte, l'opera seconda di Messina. Ma per fortuna ci troviamo in un tempo distopico e sua sorella Ebe (Bérénice Bejo), preoccupata della sua salute mentale, gli propone di affidarsi ad Another End, una nuova tecnologia che promette di alleviare il dolore del distacco riportando in vita, per breve tempo, la coscienza di chi se n'è andato. Così Sal potrà ritrovare la sua Zoe, ma nel corpo di un'altra donna. Un corpo sconosciuto in cui lui misteriosamente riconosce la moglie. Ciò che si era spezzato sembra ricomporsi. Another End concede, infatti, a Sal del tempo per condividere ancora un po' di vita con Zoe, per amarla di nuovo, per esserne amato. Ma la sua è una gioia effimera. Al termine del programma, Sal riuscirà davvero a dire per la seconda volta addio alla moglie?
E.Gasser--VB
