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Epatologi, il 25% degli italiani soffre di fegato grasso
Cleo: "15% di chi ha obesità o diabete rischia cirrosi o tumore"
Circa il 25% degli italiani soffre di fegato grasso, patologia con alto rischio di danno epatico grave per i soggetti affetti da obesità o diabete: il 15% di essi, infatti, sviluppa cirrosi o epatocarcinoma. Ogni anno vi sono 20mila decessi per malattie croniche del fegato: diagnosi e ricoveri sono in aumento, e lo saranno nei prossimi dieci anni. Studi recenti in proposito saranno presentati nel XVI convegno nazionale del Club epatologi ospedalieri (Cleo) organizzato da Strategie srl, previsto a Roma il 17 e 18 ottobre. Obesità, diabete mellito, scorretta alimentazione, consumo di alcol. Ma anche alterazione dei valori di trigliceridi, di colesterolo e, in alcuni casi, predisposizione genetica. Fattori che possono portare a steatosi epatica, steatoepatite favorita dall'accumulo di grasso nel fegato e infine a tumore del fegato. "Questa patologia è oggi definita Masld (Metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease), spesso nota come fegato grasso", evidenzia Rodolfo Sacco, presidente Cleo. "Il danno epatico significativo ha una prevalenza del 2% tra coloro che hanno il fegato grasso, mentre arriva al 15% nei pazienti a rischio. È una vera e propria patologia sistemica, poiché il paziente spesso soffre anche di obesità, diabete, ipertensione, comorbidità che favoriscono l'insorgere anche di patologie come apnee notturne, insufficienza renale cronica, malattie cardiovascolari, la sindrome da ovaio policistico nelle donne". Il fegato grasso, spiega, "si instaura nell'ambito di un quadro di patologie sistemiche che hanno come comune denominatore la sindrome metabolica. Nell'ambito del fegato grasso per l'instaurarsi sequenziale di processi infiammatori può verificarsi l'evoluzione verso la cirrosi e l'epatocarcinoma". Alimentazione e stile di vita sono cardini della prevenzione di patologie dismetaboliche, ma anche l'impegno sistematico "sin dalla scuola primaria, dove devono essere strutturati programmi educativi, ore di educazioni fisica, pasti sani", afferma Sacco, che lancia un appello a chi è a rischio per "effettuare controlli periodici della pressione arteriosa, degli indici glicemici, dei valori lipidici". Aiuti anche dalla farmacologia. "Nuove molecole, soprattutto per il diabete ma anche per l'obesità, permettono di rallentare l'evoluzione dell'epatopatia verso la cirrosi e l'epatocarcinoma", conclude.
L.Stucki--VB