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Gitai, issare bandiera palestinese al Lido? Lasciamo che tutte le bandiere siano unite
Regista israeliano a Mostra con The Road to Jericho,"non condivido politica del mio Paese"
"Lasciamo che tutte le bandiere siano unite". Così il regista israeliano Amos Gitai risponde a chi in conferenza stampa a Venezia gli chiede se il vessillo della Palestina, come richiesto da più voci, debba essere presente, insieme agli altri, alla Mostra, visto che ci sono in programma anche film di autori palestinesi. Il regista torna al festival quest'anno fuori concorso con The Road to Jericho, che unisce materiali d'archivio tratti da film precedenti con le voci, fra gli altri, di Samuel Fuller, Jeanne Moreau, Arthur Miller, Yitzhak Rabin e altri, alla realtà contemporanea dei beduini di Khan El Ahmar, minacciati di sgombero da parte dei coloni lungo la strada che conduce a Gerico. "Ho voluto realizzare un poema politico, anche nel contesto di una situazione molto ostile e tossica - spiega Gitai -. Dobbiamo sollecitare un dialogo, non solo scontro e odio reciproco. Credo che il Medio Oriente non sia diviso tra angeli e bastardi, perché credo che tutti siano entrambi". Per questo "sono stato molto contento quando Alberto (Barbera, ndr) e la Commissione hanno deciso, anche se all'ultimo momento, di presentare questo film in questo festival che amo e che ha come obbiettivo un dialogo civile". Sulla possibilità della pace "non direi di essere ottimista perché sembrerei troppo ingenuo: la situazione è brutta, molto brutta. Questo film è quasi un lamento per il Paese che amo, di cui non condivido la politica. Non la condivido perché le persone credono solo nel potere della forza e, quando questa non funziona, vogliono usare sempre più forza, e ancora di più".
D.Schlegel--VB