-
Il petrolio chiude a New York in leggero calo, a 83,45 dollari
-
Canottaggio: Mondiali, ad Amsterdam bronzo per il due senza di Lodo e Codato
-
Giochi Mediterraneo: Tajani, 'una manifestazione simbolo di amicizia'
-
La Colombia apre alle fumigazioni per eradicare le piante di coca
-
Caseificio Rio San Michele: il giovane mastro casaro Ian Ambroci e la qualità del Parmigiano Reggiano
-
Record assoluto di temperatura globale dei mari, 21.1C, superato il 2024
-
Totti e Noemi a Sabaudia: il nuovo cane ruba la scena prima del divorzio
-
Torna Venice4Palestine, 'bandiera palestinese alla Mostra del cinema'
-
Cyberattacco contro tre aeroporti in Gb, 'hacker hanno chiesto riscatto'
-
Calcio: il Treviso presenta la maglia disegnata da tifosi e AI
-
Calcio: Frosinone, Ghedjemis non convocato in vista Fiorentina, ormai è un caso
-
>>>ANSA/ Addio ad Harald V, ora il figlio Haakon è il re più giovane d'Europa
-
Nanoparticelle rigenerano nei topi i neuroni persi a causa dell'Alzheimer
-
Arrestato un italiano con accusa di femminicidio a Huelva, in Andalusia
-
Cremlino, incontro tra Putin e Xi Jinping il 31 agosto a Bishkek
-
Federcalcio Namibia sostiene piano Infantino, 'quei fondi sarebbero d'aiuto'
-
John Stones all'Inter: 'Scelta perfetta, voglio vincere titoli'
-
Lo spread Btp-Bund poco mosso a 82 punti, salgono i rendimenti
-
Borsa: Milano in rialzo con Lottomatica e Stellantis, scivola Leonardo
-
Hit parade, Geolier ancora in vetta
-
Borsa: l'Europa chiude in rialzo con l'impegno di Warsh sull'inflazione
-
Gli I-Days Milano ripartono dal 'Concertony' di TonyPitony
-
Cosmetici, più test sui prodotti finiti per rafforzare le certificazioni
-
Nel deserto nettuniano scoperto un pianeta nascosto
-
Ue, 'Mladić? Nessuno spazio per glorificare i criminali di guerra nei Paesi candidati'
-
Calcio: Juve; Spalletti, 'McKennie out, Lucumì può partire titolare'
-
Calcio: Cyril Ngonge al Monza, fino a giugno '27 con diritto di riscatto
-
In Italia morti per overdose in crescita, +7,8% in un anno
-
Calcio: Juve; Spalletti, 'Kolo? Fiducia totale, investimento importante'
-
Da West Nile a malaria, servono più sorveglianza e disinfestazioni
-
Dai paesi del Golfo 11 miliardi di dollari per l'idrogeno verde
-
PayPal crolla del 12% a Wall Street su notizia ritiro offerta da Advent/Stripe
-
MotoGp: Aragon; Bezzecchi davanti nelle prequalifiche, poi i fratelli Marquez
-
Warsh, 'l'inflazione è elevata e preoccupante'
-
Vucic, 'i criminali di guerra contro i serbi sono stati rilasciati, Mladic no'
-
Borsa: l'Europa sale in attesa di Warsh, i bond alla finestra
-
Calcio: Stones, Inter scelta perfetta e voglio più titoli
-
Clima, bambini più esposti degli anziani allo stress da caldo umido
-
Calcio: Como; Fabregas, in Champions qualunque avversario una sfida per noi
-
Il 30 agosto Anna Netrebko torna all'Arena per interpretare Aida
-
Ministri e premier ai funerali di 37 vittime degli incendi in Algeria
-
Atletica: Battocletti rinuncia alla Diamonds League e agli Ultimate
-
Conference: Sarri, prestigiosa trasferta ad Amsterdam ma sono tutte insidiose
-
Il 6 settembre a Venezia l'ottava edizione del Filming Italy Venice Award
-
Take That e Tokyo Hotel al Roma Summer Fest 2027
-
Alle Isole Tremiti l'omaggio a Dalla firmato da Giuliano Sangiorgi
-
OneRepublic, disponibile in digitale il nuovo brano Pay that toll
-
Jovanotti a Palermo con Inzaghi, 'ho incontrato un mito'
-
Algoritmi, all'Aquila 350 ricercatori da tutto il mondo
-
Calcio: De Rossi, Lazio forte allenata da tecnico forte ma non imbattibile
Caseificio Rio San Michele: il giovane mastro casaro Ian Ambroci e la qualità del Parmigiano Reggiano
Nel cuore dell'Appennino modenese, a Camatta, il Caseificio Rio San Michele trasforma il latte locale in un Parmigiano Reggiano di alta qualità. Sotto la guida del giovane mastro casaro Ian Ambroci, la cooperativa difende l'eccellenza produttiva e la stabilità sociale di un territorio che rischia l'abbandono.
A Camatta, piccolo borgo del comune di Pavullo nell'Appennino modenese, il tempo sembra scorrere al ritmo delle stagioni, ma la produzione alimentare non conosce pause. Qui sorge il Caseificio Rio San Michele, una realtà che si configura non solo come un sito produttivo, ma come un presidio umano e ambientale fondamentale per l'equilibrio del territorio. La cooperativa, composta da nove soci conferitori tutti legati al luogo, raccoglie esclusivamente il latte dei propri allevamenti situati nella zona oggi riconosciuta Riserva di Biosfera dal programma "Mab" dell'Unesco.
La filosofia che guida questa produzione è chiara e non lascia spazio all'ambiguità. Francesco Bonaccorsi, presidente della cooperativa, definisce la strategia aziendale come una scelta netta contro la competizione quantitativa. «Siamo un piccolo caseificio, non possiamo competere sulla quantità: la nostra forza e il nostro obiettivo sono la qualità assoluta», spiega Bonaccorsi. Questo approccio è eredità di una visione storica, quella del fondatore Ermanno Giusti, scomparso pochi anni fa, che insegnò ai soci a guardare oltre i numeri per concentrarsi sulla qualità del prodotto.
Il cuore operativo di questa eccellenza ha oggi il volto di Ian Ambroci, un giovane mastro casaro di ventotto anni. La sua storia è intrecciata con quella della montagna: arrivato dalla Moldavia in Italia all'età di quattro anni, ha trovato in questo ambiente la propria vocazione. La competenza tecnica non le è stata insegnata a scuola, ma ereditata dal padre, che lo ha iniziato al mestiere fin da bambino, facendolo seguire tra stalle e caseifici. «Ho iniziato qui come garzone, poi sono diventato aiuto casaro, finché a soli ventisei anni i soci mi hanno affidato la guida della produzione», racconta Ambroci. Una responsabilità affidata a un ragazzo giovane in un contesto dove il ricambio generazionale è critico.
La selezione di Ian non è stata casuale, ma una risposta a una difficoltà strutturale del settore. Bonaccorsi sottolinea come oggi sia estremamente difficile trovare persone disposte ad assumere questo ruolo: «Oggi trovare persone che abbiano voglia di fare questo mestiere è difficilissimo. Noi siamo stati fortunati e abbiamo deciso di investire su di lui». Per Ambroci, tuttavia, non si tratta solo di un impiego, ma di una scelta di vita radicata nella disciplina quotidiana. «Qui c'è tutta la mia vita. Alle quattro del mattino devi essere pronto, le forme vanno girate ogni giorno e le mucche non vanno mai in ferie», ricorda, citando le parole del padre.
Il processo produttivo descritto da Ambroci è basato sulla semplicità degli ingredienti e sulla complessità della tecnica. «La cosa più bella è sentirlo con le mani, capire quando la cagliata raggiunge il punto giusto durante la cottura. È una magia: facciamo tutto senza conservanti, senza chimica, solo latte, caglio e sale», afferma il giovane casaro. Da questi tre elementi nasce un prodotto naturale al cento per cento, capace di stagionare per anni. Le forme del Parmigiano Reggiano del Rio San Michele superano spesso i quaranta mesi di affinamento, conquistando riconoscimenti in gare nazionali e internazionali.
La storia della cooperativa è profonda e radicata nel tessuto sociale di Pavullo. A guidare la narrazione storica c'è Davide Venturelli, sindaco del comune, che vede nel Caseificio Rio San Michele anche una storia di famiglia: suo nonno, Sante Bernardoni, fu il fondatore e primo presidente dell'ente. La genesi della struttura risale al 1953, frutto di una "secessione" da parte di ventisei coltivatori di Camatta che decisero di staccarsi dalla cooperativa di Monzone dopo una controversia sulla vendita di una partita di formaggio. Questa scelta portò alla costruzione di un nuovo caseificio, battezzato Rio San Michele dal torrente che scorre nella vallata, con lavori iniziati nel 1960.
Dietro il successo della fondazione vi fu anche il lavoro silenzioso delle donne, in particolare Paolina Rioli, nonna di Venturelli. «Mio nonno Sante era il "diplomatico", colui che teneva i rapporti con gli allevatori e cercava nuovi clienti. Ma se poteva fare il presidente era perché a casa c'era mia nonna Paolina Rioli, la vera colonna della famiglia: con cinque figli mandava avanti la stalla e la campagna», ricorda il sindaco. Senza questo supporto, la storia della cooperativa probabilmente non sarebbe esistita.
Il Parmigiano Reggiano prodotto dal Rio San Michele porta il marchio "Prodotto di Montagna", un riconoscimento che attesta l'eccellenza del formaggio e il rigore del processo. Bonaccorsi spiega che «la montagna si sente nel profumo, nel gusto e nella complessità del formaggio». Questa qualità si riflette anche nello spaccio aziendale, uno dei punti di vendita diretta più importanti dell'Appennino modenese. Su circa 7.000 forme prodotte annualmente, 2.400 vengono vendute direttamente al banco, insieme a burro, tosone e ricotta fresca.
La posizione strategica lungo la via Giardini, strada di collegamento con l'alta montagna, favorisce questa distribuzione diretta. Ma il ruolo del caseificio va oltre l'economia locale. Il sindaco Venturelli evidenzia come la presenza della cooperativa sia vitale per la manutenzione del paesaggio: «Ogni forma di Parmigiano nasce da prati sfalciati, pascoli curati e boschi mantenuti. La presenza di una cooperativa come questa significa avere allevatori e agricoltori che ogni giorno si prendono cura del territorio, contrastando quell'abbandono che porta con sé dissesto, degrado e fragilità».
I dati territoriali confermano l'impatto di questa filiera. Nel comune di Pavullo operano undici caseifici, attorno ai quali gravitano oltre un centinaio di aziende agricole. In molte aree dell'Appennino bolognese, al di fuori della zona di produzione del Parmigiano Reggiano, la situazione è drasticamente diversa: le aziende agricole sono appena due o tre per comune. Dove manca questa economia, la terra viene progressivamente abbandonata, con conseguenze ambientali negative.
Secondo l'analisi fornita dal sindaco, il Parmigiano Reggiano e cooperative come il Rio San Michele hanno di fatto salvato la tenuta del territorio. Senza questa filiera consolidata, molte famiglie avrebbero lasciato la montagna, rendendo l'ambiente attuale molto più fragile. La qualità assoluta perseguita da Ian Ambroci e dai soci non è quindi solo una questione gastronomica, ma un meccanismo di sopravvivenza per un ecosistema umano e naturale.
D.Schaer--VB