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Armony, Mastandrea e la sua famiglia diversa ma felice
In gara a Locarno film di Albertini: "Una terra di mezzo con l'isolamento come protezione"
(di Laura Valentini) "Tutte le famiglie felici si somigliano": quasi a smentire l'incipit di Anna Karenina arriva la famiglia tutta particolare e un po' stramba, ma piena d'amore del film di Dario Albertini 'Armony', in concorso al Locarno Film Festival, con Valerio Mastandrea nei panni del protagonista, un camionista di 55 anni a suo agio solo in compagnia della sua solitudine. "È un film che avevo iniziato a scrivere molti anni fa perché avevo un vicino di casa, Armonio, che mi aveva ispirato - racconta il regista -. Poi con il tempo il protagonista è diventato una crasi di personaggi a me cari che avevano in comune una sorta di isolamento per proteggersi dagli affetti". Dopo la scomparsa della sorella, Armony "è costretto a prendersi cura della nipotina di 6 anni, Carlotta" interpretata dalla piccola Aurora Cherchi. E questo, spiega il regista, "costringe il protagonista a mettersi in gioco", mostrando "come l'inatteso possa riaccendere il senso di responsabilità". "'Quanti anni sono che non ci vediamo io e te?' è la domanda che il protagonista rivolge a Iolanda (Asia Argento) che gli parla di Carlotta invitandolo a incontrarla dopo oltre 20 anni di allontanamento. E non c'è solo Carlotta ad abbattere le barriere affettive in questo microcosmo: al fianco di Armony ci sono Pamela, un'anziana donna transgender, interpretata da Pamela Schettino, poi scomparsa quando il film non era finito (era nel cast di 'Amore tossico', film culto di Claudio Caligari). E poi Jenny, una vicina in dolce attesa. Quando i servizi sociali minacciano di portargli via la bambina, Armony sarà costretto a lottare con tutte le sue forze per ottenerne la tutela legale. Nel film inizialmente "sono entrato da produttore - spiega Mastandrea - perché ho saputo che Dario non riusciva a montare il suo terzo film e poiché abbiamo aperto una società in un'epoca in cui c'è proprio il bugiardino che ti dice di non farlo, come nelle medicine, e noi siamo specializzati in film da mettere su all'arrembaggio, ci siamo prodigati per realizzarlo. Dario poi è venuto con l'idea di provare a vedere se anche come attore potevo essere coinvolto nel film: conoscevo la genesi del copione e mi chiedevo se sarei riuscito ad arrivare a un personaggio che potessi interpretare con credibilità" prosegue. E grazie al regista e alla sua poetica "anche con trent'anni di mestiere ho visto che c'è ancora spazio per sorprendersi", procedendo nella strada della 'sottrazione' d'attore ("ci ho fatto la mia carriera nelle sottrazioni") "ma questa era molto complessa: bisognava dare anche un'anima al personaggio". Albertini dice di avere apprezzato "l'idea dei personaggi, ognuno esistente nella sua terra di mezzo, che si incontravano. E - prosegue - più mi avvicinavo ai personaggi veri, più mi allontanavo da Armonio e da coloro che mi avevano dato l'idea iniziale. Valerio era la crasi perfetta". Anche per il personaggio della mamma di Carlotta "Asia è stata una sorpresa: ci siamo incontrati per parlare del film e abbiamo fatto una lettura che mi ha folgorato, lei era Iolanda. Il look che ha nel film è quello di come era vestita lei il giorno del nostro incontro", racconta ancora il regista. Quanto a Aurora Cherchi, la sua scelta è nata da un processo più tradizionale con un casting: "Lì c'è stato Valerio che ha fatto la spalla alle bimbe e poi ci siamo guardati e abbiamo detto 'è lei'". Cherchi spiega che "fare il film è stata davvero un'esperienza fantastica, ho dovuto saltare un mese di scuola è stato bello .. ma poi ho recuperato tutto a casa". Il film per Mastandrea dimostra che "facendo delle rinunce, se c'è una sinergia e tutti combattono la stessa guerra alla fine si arriva", anche se ritiene che per il nostro cinema i festival potrebbero fare di più. "Da lì potrebbe nascere una tutela per il film italiano, considerando che l'educazione del pubblico nasce anche dalle scelte dei festival e dei produttori".
M.Betschart--VB
