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Le fate di Chanel sfilano al Grand Palais di Parigi
Blazy ispirato da un libro di fiabe di Perrault appartenuto a Coco
(di Patrizia Vacalebri) Le fate di Chanel sfilano a Parigi con la collezione di alta moda Autunno/Inverno 2026/27, presentata oggi nell'ambito della Paris Haute Couture Week. Il direttore creativo della maison, Matthieu Blazy, per la sua seconda collezione di alta moda ha infatti tratto ispirazione da un piccolo libro di fiabe appartenuto a Gabrielle Chanel e a lei molto caro. Titolo della raccolta scritta da Charles Perrault, trovata nella biblioteca privata di Coco nel suo appartamento, Les Fées, Contes des Contes, Le Fate, I Racconti dei racconti. Così Blazy ha unito fiaba e avventura del quotidiano per una collezione, intitolata Gaby and the Beanstalk, come la fiaba, sospesa tra finzione e funzione, che esplora la simbiosi tra il creare e l'indossare abiti. Da Jack e il fagiolo magico a Riccioli d'oro e i tre orsi, attraverso il rigore del taglio e della costruzione sul corpo, vengono abbracciati vecchi e nuovi modi di pensare, vedere e creare. Eppure tutto rimane saldamente radicato in Chanel e nella maestria dei suoi atelier di haute couture tailleur, flou e galon (trecce), e degli artigiani della tessitura, del ricamo, della plissettatura, dei cappelli, dell'oreficeria e della calzatura di le19M. Ancora una volta apre la sfilata un tailleur Chanel, realizzato in guipure: riecheggia la fiaba di fagioli magici, intervallati da trasparenze di leggera mussola di seta. La modella stringe in una mano una copia di Les Fées, Contes des Contes. A chiudere il defilé, invece del solito abito da sposa, un vestito nero, piumato sulla scollatura, ribattezzato da qualcuno "L'Abito della vendetta", riecheggiando il mini dress nero attillato con cui Lady Diana si fece fotografare nel giorno in cui suo marito, il principe Carlo, ora Re Carlo III, confessava in tv di aver sempre amato Camilla Parker-Bowles. Ma in passerella la vita magica dei libri di fiabe si trasferisce negli abiti stessi: un rampicante può insinuarsi lungo il tacco di una scarpa, una piccola minaudière può apparire come un orsetto addormentato e una serie di bottoni può trasformarsi da anatroccolo in cigno. Ma è il mondo interiore degli abiti a racchiuderne la piena espressione: così una fodera di seta è dipinta per piacere privato. L'intimità dell'alta moda è radicale tra creatore e cliente, tra abito e corpo, e mente. Cuciti all'interno, infilati nelle tasche e sospesi alla famosa catenella di pesi, si accumulano bigliettini, ciondoli e cianfrusaglie, artefatti della quotidianità tra cui scegliere. La gazza ladra diventa un talismano. Modificando scollature, orli, tessuti e accessori, si raggiunge un crescendo d'intrecci, ricami, sovrapposizioni e applicazioni. Un'elevazione degli oggetti di uso quotidiano accanto a materiali nobili, e l'adattamento del "ripara e riutilizza" arriva alle vette dell'alta moda. All'interno del salone del Grand Palais, invaso da viti avvelenate e fiori tossici, s'intrecciano le storie degli abiti. Con un'attenzione particolare all'abilità sartoriale e alla fluidità del taglio, alla fisicità e alla costruzione del corpo, armi con cui Gabrielle Chanel liberava la forma e la donna. Qui, l'imperfezione voluta viene ancora una volta abbracciata e scrive un altro capitolo nella storia dell'alta moda Chanel, perché, come avverte Mattheau Blazy: "L'haute couture di Chanel non è solo una favola, ma è per le donne, per le loro realtà e per le loro avventure quotidiane". Nel parterre una bellissima Charlotte Casiraghi che ha sorpreso tutti per la disinvoltura del suo look, jeans e camicia in cotone. Ma la classe non è acqua...
L.Meier--VB
