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Alice Douard, racconto il sentirsi una madre 'sotto esame'
Esce il 2 luglio Love letters. La regista, 'nato dall'esperienza con la mia compagna'
(di Francesca Pierleoni) Una storia "che è partita dalla mia esperienza personale nel diventare madre, dall'aver avuto un figlio con la mia compagna, che lo ha partorito. Volevo esplorare la specificità di queste famiglie. Ma è un racconto che sono felice venga percepito come universale, perché in qualunque coppia, quando stai per diventare genitore, si vivono emozioni molto belle, ma anche delle vertigini e delle preoccupazioni. E' qualcosa che ci accomuna tutti, donne e uomini". Lo dice all'ANSA Alice Douard, che con la sua opera prima, la delicata dramedy Love letters, interpretata da due straordinarie protagoniste, Monia Chokri e Ella Rumpf, sarà dal 2 luglio nelle sale italiane con Wanted. Il film che ha debuttato l'anno scorso a Cannes, alla Semaine de la Critique, ha vinto fra gli altri, i premi del pubblico al Festival di Montreal e di Amburgo ed ha trionfato come migliore opera prima all'ultima edizione di Rendez -Vous 2026, la rassegna del nuovo cinema francese a Roma. Al centro della storia, che unisce profondità, leggerezza di tocco e humour c'è l'attesa della maternità vissuta da una giovane coppia lesbica, composta da Céline (Ella Rumpf) e la moglie Nadia (Chokri), che darà alla luce la loro bambina. Nonostante tra loro ci siano molta armonia e amore, più si avvicina il momento del parto, più Celine sente la pressione di non essere automaticamente riconosciuta dalla società e dal sistema legale, come madre, differentemente da Nadia. Un compito che Celine, nonostante le paure, vuole affrontare mettendo la famiglia al centro della propria vita: una scelta diversa da quella che ha fatto, quand'era piccola, la madre Marguerite, famosa concertista (una straordinaria Noemie Lvovsky). "Quando si diventa genitori, soprattutto nel caso delle madri, ci si sente sempre sotto osservazione - spiega Douard - Si prova una sorta di pressione per dimostrarsi sempre una 'madre modello'. E questo vale ancora di più nel caso di Celine che può essere riconosciuta legalmente come madre solo dopo l'adozione della figlia". La stessa situazione vissuta dalla regista (poi dal 2021 in Francia la legge è cambiata, permettendo anche alle coppie omosessuali femminili l'accesso alla procreazione medicalmente assistita e creando un meccanismo di riconoscimento congiunto anticipato, ndr). "In realtà, però il sentirsi costantemente sotto osservazione, è qualcosa che vivono tutte le mamme. Anche i nostri genitori, fin da prima che nostro figlio nasca, ci osservano, ci valutano, comparano il nostro modo di agire al loro... è pure un discorso generazionale". Un elemento che emerge nel film dal rapporto di Celine con la mamma Marguerite: "Il mio personaggio sente di dover provare costantemente di avere il diritto di essere madre, ma con la sua di madre il problema è diverso, perché hanno un rapporto molto complesso - spiega Ella Rumpf -. Celine l'ammira ma allo stesso tempo tempo prova del risentimento per lei perché non è stata abbastanza presente, e lei si è dovuta abituare alla sua assenza". Secondo alcuni canoni, "si potrebbe pensare che Marguerite non sia stata una buona madre, ma in fondo, è una donna indipendente che ha vissuto la sua vita e ha lasciato la figlia libera di fare scelte diverse. Ed è qualcosa che anche Celine comprende nel corso della storia" sottolinea l'attrice. Questo "è un film sulla riconciliazione e sulla comprensione reciproca, sui diversi modi di essere madre" aggiunge Douard. Un racconto anche "leggero e divertente. Innanzitutto perché volevo dare risalto anche alla gioia e all'amore che provi in quella fase della vita. Perché al di là delle difficoltà, resta una benedizione poter avere un figlio con qualcuno che ami. Poi come spettatrice, sentivo la mancanza di film su questi temi che dessero speranza".
L.Meier--VB
