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Allora balliamo, cibo e canzoni per tornare alle proprie origini
Dal 18 giugno in sala film di Amelie Bonnin che ha aperto Cannes 2025
(di Francesca Pierleoni) Una commedia intima, un viaggio gastronomico, dalla nouvelle cuisine ai piatti della tradizione, e uno musicale, con canzoni pop, fra gli altri, di Dalida, Celine Dion e Stromae, cucite nella storia e interpretate dagli attori. Sono i percorsi uniti da Amelie Bonnin nella sua opera prima, Allora balliamo, che dopo aver aperto nel 2025 il Festival di Cannes, arriva in sala dal 18 giugno con Fandango. La cineasta, che ha tratto il film dal suo corto del 2021 Partir un jour, per il quale ha vinto il Cesar, nel lungometraggio, ha utilizzato gli stessi protagonisti, la cantautrice e attrice Juliette Armanet e Bastien Bouillon, uno degli interpreti francesi più versatili della sua generazione, ma a ruoli principali invertiti. Mentre nella versione breve era protagonista Bouillon, nel film è centrale Armanet. "Uno dei produttori mi ha fatto notare che la storia stavolta avrebbe potuto funzionare anche mettendo lei al centro - spiega la regista all'ANSA -. Mi ha un po' scioccato, essendo io una donna, il fatto che non fosse venuto in mente a me, ma da quel momento è il cambio ha preso vita in maniera molto naturale". Armanet nella trama è Cecile, giovane chef emergente di 40 anni, che dopo aver vinto un famoso talent show culinario, sta per aprire a Parigi con il compagno un suo ristorante. Una fase che per lei inizia subito a complicarsi: scopre di essere incinta, e le arriva la notizia che il padre (François Rollin), gestore e cuoco con la madre (una strepitosa Dominique Blanc) di una trattoria nella cittadina di provincia da cui viene, ha avuto un infarto. Cecile così torna a casa per stargli vicino, ma il rapporto non facile con il genitore, che pensa la figlia abbia rinnegato le sue origini, i dubbi sul presente, legati alla gravidanza inattesa, e il ritrovare Raphael (Bouillon), di cui era innamorata da adolescente, la pongono di fronte a scelte complesse. "Volevo rappresentare una donna che anche a 40 anni, non sente di doversi mostrare forte e decisa a tutti i costi, come a volte la società sembra richiedere, ma che sa abbracciare i propri dubbi e fragilità. Anche attraverso la madre di Cecile, volevo mostrare che si può cambiare strada a qualsiasi età". Ad accompagnare i personaggi, una dozzina brani francesi (e non solo) legati alla memoria collettiva, da Alors On Danse di Stromae a Mourir sur scène di Dalida, idealmente presente anche con la versione d'oltralpe di Parole parole incisa insieme a Alain Delon. Un aspetto catartico sottolineato anche dal ruolo del cibo nel film: "Io amo sia la raffinatezza dei ristoranti di lusso, dove il cibo diventa quasi un'opera d'arte, sia cucinare a casa, mangiare in ristoranti economici o gustare lo street food. Trovo affascinante che tutto possa coesistere. Ho la sensazione che viviamo in una società in cui ci viene costantemente chiesto di schierarci da una parte o dall'altra, di scegliere. Credo invece che anche cose molto diverse possano armonizzarsi". Allo stesso modo, Allora balliamo, torna all'importanza del non dimenticare le proprie origini. "Credo che per andare avanti nel modo giusto, nella vita, a volte si debba fare pace con il passato. Non è necessario lasciarsi tutto alle spalle, ovviamente traumi a parte. Per tutto il resto, è positivo, di tanto in tanto, guardare indietro, è qualcosa che può portare un senso di pace".
A.Kunz--VB
