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Rossellini, Magnani e Bergman nella 'Guerra dei vulcani'
Esce una nuova edizione del libro di Alberto Anile e Maria Gabriella Giannice
(di Francesca Pierleoni) ALBERTO ANILE, MARIA GABRIELLA GIANNICE, 'LA GUERRA DEI VULCANI' (IL SAGGIATORE, PP. 346, EURO 24). Tre icone della settima arte, Roberto Rossellini, Anna Magnani e Ingrid Bergman, una storia d'amore da poco finita e una appena cominciata, due film, Vulcano diretto da William Dieterle e Stromboli, firmato dal regista di Roma città aperta, girati nel 1949 a pochi chilometri di distanza,su diverse isole delle Eolie. Mesi vissuti tra assedio della stampa, scandali, ostacoli di ogni tipo, segretezza, scontri e soprattutto una passione infinita per il cinema, che vengono raccontati con il passo di un romanzo e una grande ricchezza di documenti in 'La guerra dei vulcani - Rossellini, Magnani Bergman: storia di cinema e d'amore' di Alberto Anile, critico e storico del cinema e Maria Gabriella Giannice, scrittrice sceneggiatrice e giornalista dell'ANSA. Il saggio, a 26 anni dalla prima edizione e 16 dalla seconda (entrambe edite da Le mani),è appena uscito con una terza edizione pubblicata da Il Saggiatore, a 120 anni dalla nascita del cineasta e 80 anni dalla presentazione in concorso a Cannes di Roma città aperta. Un ritorno che offre alcune aggiunte importanti, come la storia del progetto di Sagapò, che avrebbe potuto riunire, negli anni '60, Rossellini e Magnani. "La guerra dei vulcani ci ricorda che le storie più durature, nascono da conflitti autentici, da scelte radicali, da passioni che non cercano compromessi. Ed è proprio questa verità incandescente a rendere il libro ancora vivo, ancora capace di sorprendere" scrive nella prefazione alla nuova edizione Giuseppe Tornatore. Per il libro è stato necessario "un lavoro immane di ricerca che abbiamo iniziato alla fine degli anni 90, tutto su materiali cartacei. Allora Vulcano non circolava neanche, perché c'erano delle querelle legate ai diritti distributivi" spiega Giannice. Ad aiutare i due autori a visionare una copia integra del film di Dieterle è stato il nobile siciliano Francesco Alliata, cofondatore nel dopoguerra con alcuni amici della Panaria Film, che ha avuto un ruolo importante in entrambi i progetti. "A noi non interessava tanto il racconto sentimentale che ha coinvolto Rossellini, Anna Magnani e Ingrid Bergman, quanto il modo nel quale l'amore sia stato poi il motore per creare due film importanti nella storia del cinema italiano di quel periodo" sottolinea la giornalista. Una fase innestata dalla fine del rapporto burrascoso tra due personalità geniali e inquiete, talenti simbolo del neorealismo, come Roberto Rossellini e Anna Magnani, e l'inizio dell'unione artistica e sentimentale del regista con Ingrid Bergman, diva all'apice del successo, stanca del controllo sulla sua vita e la sua carriera del marito/manager e di Hollywood. La loro relazione, iniziata poco dopo l'avvio del primo progetto insieme, Stromboli, suscita da subito clamore e uno scandalo internazionale sia per il fatto che fossero entrambi ancora sposati sia per lo smacco subito dagli studios di vedersi 'portare via' una delle proprie star più di successo al botteghino. Magnani, intanto, reduce da mesi di violenti contrasti, riappacificazioni e nuovi addii, idee di nuovi progetti, annunciati e svaniti, con Rossellini (compreso quello che poi sarebbe diventato Stromboli), reagisce accettando di interpretare Vulcano affidato al tedesco di casa a Hollywood William Dieterle. Due film su donne vittime di mondi prevaricatori e ostili, girati in contemporanea, in condizioni ambientali e produttive proibitive (per Bergman c'è anche il problema di rimanere incinta durante la lavorazione), accolti, almeno all'inizio da reazioni negative, soprattutto della critica. Spicca nel libro il confronto tra Rossellini e Magnani, che a 12 anni dalla guerra dei vulcani riescono però a riavvicinarsi, con anche l'idea di un nuovo progetto comune, Sagapò, adattamento del romanzo omonimo di Renzo Biasion (a cui poi si è liberamente ispirato Gabriele Salvatores per Mediterraneo, ndr). "Un loro nuovo film insieme sarebbe stato un evento clamoroso - osserva Giannice - ma non si fece anche perché forse entrambi si resero conto che rischiavano di aprire delle porte che era meglio aver chiuso". La loro amicizia comunque non viene più scalfita. 'La guerra dei vulcani' evoca un grande cinema che oggi c'è il rischio non arrivi più alle nuove generazioni, distratte da altri device. "Bisogna dare ai ragazzi l'occasione di scoprirlo" osserva Giannice. Anche la Rai, in questo potrebbe avere un ruolo "ad esempio ripristinando quei favolosi cicli di film che hanno costituito un bagaglio culturale fondamentale per tutti noi".
L.Wyss--VB