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Mungiu, 'la reazione alla seconda Palma d'oro? Essere umile'
Il regista a Cannes, 'i valori non si possono imporre'
(dell'inviata Francesca Pierleoni) Un premio accolto "con grande umiltà, perché sono consapevole che molti grandi registi non hanno mai avuto la Palma. Quindi trovo un po' eccessivo averne ricevute due (la prima l'aveva vinta nel 2007 per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, ndr). E so che bisogna aspettare anni per capire se un film sia davvero valido, se 'invecchi bene". Lo dice un sereno e sorridente Cristian Mungiu ai giornalisti dopo aver vinto di nuovo una seconda Palma d'oro a Cannes con Fjord. Nel film, che arriverà in Italia distribuito da Bim, il cineasta mette al centro la storia di una coppia di romeni evangelici emigrati in Norvegia (interpretati da Sebastian Stan e Renate Reinsve, che sul palco con il regista durante la cerimonia di chiusura non ha trattenuto la commozione) finita al centro dell'attenzione mediatica e nel mirino dei servizi sociali per il modo in cui cresce i figli. "So, perché ho fatto parte anche di questa giuria, e di molte altre, che tutti i premi sono il risultato del contesto, delle circostanze. Comunque sono davvero molto felice per Fjord - aggiunge il regista che durante la premiazione, con Tilda Swinton, dalla quale ha ricevuto la Palma si è scambiato un baciamano -. Perché un film ha bisogno di un pubblico. Allo stesso tempo, per noi cineasti, è importante concentrarsi sui film e non sui premi". Negli ultimi giorni "abbiamo ricevuto molti riconoscimenti diversi da molte giurie diverse. E ne sono molto felice. Per me significa che c'è qualcosa nella storia (impossibile non pensare anche alla vicenda della famiglia del bosco, ndr) che parla alla società a più livelli". La prima reazione dopo aver ricevuto la Palma "è stata voler chiamare i miei figli, ma ho pensato che fosse già troppo tardi, dormivano" racconta con un sorriso. Questo suo nuovo intenso dramma sociale "affronta, spero, la violenza che esiste nella società odierna. Credo che possano esserci soluzioni diverse ai problemi più importanti del mondo e che dobbiamo rispettare il diritto degli altri di trovare le proprie risposte alle domande più importanti dell'umanità". Mungiu sottolinea di appartenere alla maggioranza delle società che cercano sempre risposte razionali". Tuttavia "maturando ho capito che se ci sono persone che trovano risposte diverse dalle mie e questo contribuisce al loro benessere, dobbiamo assolutamente rispettarlo. Non può essere univoco il modo di vivere in un mondo in cui siamo costantemente alla ricerca di un significato". Ed è bene "rispettare la libertà altrui. Dobbiamo cercare di essere aperti agli altri, di capire che questa è la tolleranza. Non esiste una sola verità e possiamo vivere con gli altri anche se non condividiamo gli stessi valori. Non credo che, anche quando fossimo convinti che i nostri valori siano i migliori, abbiamo il diritto di imporli". Ogni volta "che ci consideriamo i più intelligenti, i più istruiti, dovremmo fare un passo indietro e cercare di instaurare un dialogo. Perché sennò continueremo ad avere questo livello di violenza sociale che oggi è insopportabile". Il nostro obiettivo dovrebbe essere "lasciare in eredità ai nostri figli una società che sia un luogo meno violento di quello attuale". Il regista infine si sofferma sull'attenzione che Cannes ha riservato negli ultimi anni alla nuova generazione di cineasti e film romeni: "Vengono valorizzati più da questo festival che dalle istituzioni locali" osserva. Con molti cineasti "in tutto il mondo condividiamo una serie di valori sul modo in cui si affronta il cinema. Valori come l'originalità e una certa prospettiva sul significato della vita, sull'ambiguità e anche sull'onestà. Vogliamo che i nostri film vengano scoperti dal pubblico perché crediamo che ciò che vogliamo trasmettere sia importante. E credo che questo piccolo oggetto - dice guardando la Palma - permetterà alle persone in Brasile, Corea o in Africa di scoprire questo film. Spero sia l'inizio di un dialogo per cambiare la percezione che le persone hanno di se stesse e della società".
K.Sutter--VB
