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Cruz e Swinton star empatiche a Cannes, nel giorno di La bola Negra e Coward
Film in gara di Calvo/Ambrossi e Dhont uniti dal racconto della guerra e amori omosessuali
(dell'inviata Francesca Pierleoni) Ci sono vari aspetti in comune tra le due star protagoniste oggi al Festival di Cannes, Penelope Cruz e Tilda Swinton: hanno recitato con Tom Cruise 25 anni fa in Vanilla Sky, sono entrambe parte nell'universo di Almodovar (nel caso di Penelope Cruz come musa fondante), uniscono alla capacità di giocare col glamour sui tappeti rossi, la disponibilità a mettersi in gioco come attrici e a spendersi in molte cause sociali e civili. Sulla Croisette la vicinanza è diventata anche fisica, nella montee des marches di uno dei due titoli in corsa per la Palma d'oro della giornata, La bola negra degli spagnoli Javier Calvo e Javier Ambrossi (chiamati Los Javis) che pur non essendo più coppia nella vita, hanno mantenuto il sodalizio artistico. Nel film, coprodotto da Pedro Almodovar, raccontano la storia di tre uomini omosessuali, le cui vite sono intimamente intrecciate anche vivendo in tre periodi diversi: il 1932, il 1937 e il 2017. Un racconto di guerra, segreti, paura, violenza e amore, morte e rinascite, sul filo rosso di un'opera incompiuta di Federico Garcia Lorca. Nel cast, fra gli altri, Guitarricadelafuente, Miguel Bernardeau, Glenn Close (in un cameo) e l'italiano Lorenzo Zurzolo. Penelope Cruz nella storia ha poche scene ma regala un altro intenso personaggio nei panni di un'intraprendente cantante soubrette che si esibisce (e non solo) per le truppe. "Scrivere La bola negra - ha detto Calvo -- è stata un'esperienza emozionante e complessa. Non ci è sembrato di immaginare una storia, ma di ricordarla, quasi di riportarla alla luce. Portare alla luce personaggi, una storia, dialoghi e una ferita che non sapevamo esistesse ma che in qualche modo pulsava dentro.". I temi dei Los Javis trovano un'eco nell'altro film in gara di oggi, Coward' di Lukas Dhont, un racconto che ha per protagonista Pierre (Emmanuel Macchia) soldato belga che nel 1916 si dibatte tra codardia e omosessualità nelle trincee della Prima Guerra Mondiale. Diventa per lui fondamentale l'incontro con Francis (Valentin Campagne), incaricato di sollevare il morale delle truppe: un rapporto che lascerà il segno. "Abbiamo intitolato questo film Coward (Codardo) perché questa paura è un tema - ha spiegato Dhont - ma credo che ci si interroghi anche su cosa significhi essere realmente coraggiosi, non solo nei confronti degli altri, ma anche nei confronti di noi stessi, nello scegliere le nostre parti più autentiche". Per Tilda Swinton, invece, la platea è stata quella del Rendez-Vous con il pubblico. La grande attrice scozzese, premio Oscar per Michael Clayton, nella sua carriera è diventata musa di registi come Derek Jarman, Sally Potter, Wes Anderson, Joanna Hogg, Luca Guadagnino, Jim Jarmusch. Con humour ed empatia, in oltre un'ora e mezza di conversazione con Didier Allouch ha ripercorso i suoi grandi sodalizi artistici ed ha commentato temi come i rischi legati all' intelligenza artificiale, anche per il cinema. "Finché ciò che produciamo non sarà stereotipato e in qualche modo stancante per il pubblico, lA non avrà alcuna possibilità - ha spiegato -. Dobbiamo fare solo quello che gli esseri umani sono in grado di fare: creare storie caotiche e avventurose, in modo che il pubblico non sappia cosa succederà e si goda l'esperienza. Partire da una storia personale è sempre un buon punto di partenza. E questo può anche significare ritrovarsi in cima a una montagna medievale con un drago".
A.Zbinden--VB
