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Asia Argento a Cannes, tra post colonialismo e incubo
Protagonista alla Quinzaine di Death Has No Master
(dell'inviata Francesca Pierleoni) Aver ereditato dal padre in Venezuela una piantagione di cacao, con magione (cadente) di famiglia annessa, non si rivela una fortuna ma l'inizio di un incubo ad alta dose di decisioni sbagliate, contrasti e morti, per la tormentata Caro, interpretata da Asia Argento (qui in uno dei ruoli più intensi degli ultimi anni) in Death Has No Master del venezuelano Jorge Thielen Armand, presentato in prima mondiale nella Quinzaine des Cineastes al Festival di Cannes. "Il cacao è un simbolo venezuelano - spiega il regista dopo il debutto del film, coprodotto dall'Italia -. Da un lato, perché era il principale prodotto d'esportazione del mio paese sotto l'Impero spagnolo. Ma anche perché per me è un frutto molto sensuale, nel senso che mescola geni diversi, rispetto alle piante che lo circondano. E per me, racchiude proprio possibilità e limiti". La storia "mostra lo scontro tra classi sociali, tra gli eredi proprietari e la popolazione indigena insediatasi nella tenuta principale. E l'intera vicenda si riassumerà in uno scontro puro e semplice che sfocerà nel sangue. E' una visione molto pessimistica della situazione del Paese". Al centro della trama, c'è il ritorno in Venezuela dell'inquieta Caro (Argento) per vendere la piantagione di cacao del defunto padre Clemente. Scopre però che la villa di famiglia, al centro della tenuta, è stata occupata dagli ex dipendenti del genitore, guidati da Sonia (Dogreika Tova) che rivendica parte della proprietà, sostenendo che suo figlio, ancora bambino l'abbia avuto con Clemente. Caro, tra rabbia e impotenza decide di chiedere aiuto all'ex avvocato del genitore, Roque (Jorge Thielen Hedderich), una scelta che fa sprofondare il confronto fra le due donne nella violenza. Per il ruolo della protagonista "ho scelto Asia d'istinto - spiega Armand - non appena ho visto la sua foto. Qualcosa nei suoi occhi mi ha detto che era lei la persona giusta. Ero anche molto interessato a ciò che la sua personalità evoca, a chi è nella vita reale e a cosa avrei potuto apportare al personaggio. Lei è venuta in Venezuela con noi per un mese intero prima delle riprese, per avere il tempo di conoscere gli spazi dove avremo girato. Ha imparato lo spagnolo per questo ruolo. È stata una persona davvero speciale con cui lavorare, una collaboratrice eccezionale". Per il regista, Asia Argento "ha dato molto al personaggio che è ispirato a diverse donne che conosco e che ammiro. Io e Asia abbiamo lavorato molto alla sceneggiatura. Durante il mese in Venezuela, il suo personaggio ha preso, vita trasformandosi". L'obiettivo era "ritrarre una donna fuori dagli schemi: non ha un lavoro, non sappiamo nemmeno da dove venga. Probabilmente non ha una famiglia. Forse è un'emarginata o sta vivendo una sorta di adolescenza prolungata. E' un tipo di donna che non si vede spesso al cinema ". Per il cineasta, il film "parla dell'esperienza di essere cittadino venezuelano come l'ho vissuta io. Per me, c'è una sorta di tradimento da parte della classe politica, sia a livello nazionale che internazionale. Un'assenza di giustizia che spinge le persone a farsi giustizia da sole e crea una forma di violenza irreversibile che soffoca il nostro Paese".
L.Wyss--VB
