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A Cannes lo scambio di corpi con Seydoux e la 'famiglia del bosco' di Mungiu
Dario Argento ricorda il lavoro con Patroni Griffi per Metti una sera a cena
(dell'inviata Francesca Pierleoni) Con due film in corsa per la Palma d'oro, Lea Seydoux, è sicuramente una delle protagoniste dell'edizione 2026 del Festival di Cannes. Dopo averla vista qualche giorno fa in Gentle monster di Marie Kreutzer, dove interpreta una musicista che si ritrova in un incubo quando il marito viene accusato di pedofilia, oggi è tornata in scena nel thriller psicologico del francese Arthur Harari, L'inconnue, liberamente tratto dalla sua graphic novel, scritta insieme al fratello Lucas, Le cas David Zimmerman. Al centro della storia, coprodotta da Rai Cinema, c'è un quarantenne solitario, il fotografo David (Niels Schneider), che durante una festa rumorosa, intravede una donna tra la folla (Seydoux), di cui si invaghisce subito. Ha con lei un veloce rapporto nel retro del locale ed è 'body switch': i due si trovano ognuno nel corpo dell'altro. "Harari lavora molto sull'ambiguità: non sai mai se quello che vedi è reale, mentale o emotivo" ha commentato Seydoux, che al festival, oltre a presentare i suoi film, va anche a supportare quelli di attrici amiche. Fra queste c'è la sua compagna di set in La vita di Adele (Palma d'oro a Cannes 2013), Adele Exharcopoulos, in gara quest'anno con Garance di Jeanne Herry, presentato domenica. L'attrice, vedendo Seydoux in sala a fine proiezione si è scambiata con lei un lungo abbraccio. Tornando al programma di oggi, l'altro film in gara sceso in campo è l'atteso Fjord del romeno Cristian Mungiu (Palma d'oro nel 2007 per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni), che con due protagonisti d'eccezione Renate Reinsve e Sebastian Stan, porta in scena una storia che ha degli echi con la vicenda della 'famiglia del bosco'. La trama ruota intorno alla coppia formata da Mihai e Lisbet Gheorghiu, genitori di cinque figli, compreso un neonato. Una famiglia del tutto ben integrata nel piccolo villaggio sul fiordo dove s è trasferita. Ma quando l'adolescente Elia Gheorghiu si presenta a scuola con alcuni lividi sul corpo, la comunità inizia a chiedersi se l'educazione tradizionale che la coppia impartisce ai figli, possa esserne la causa. E' arrivata anche un po' di Italia, grazie a Dario Argento, sulla Croisette per la proiezione in sala Bunuel a Cannes Classics della versione restaurata di Metti una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi (1968), del quale il maestro del brivido era stato cosceneggiatore. Il film interpretato da Jean-Louis Trintignant, Lino Capolicchio, Tony Musante e Florinda Bolkan, tratto dalla commedia teatrale omonima del regista, all'uscita si rivelò un campione d'incassi, ma creò anche molto scalpore e dibattito, per il ritratto senza sconti e ipocrisie della borghesia di quegli anni. Infine, fuori concorso invece c'è il ritorno di un altro cineasta premiato a Cannes, Nicolas Winding Refn (Drive) che resta nel terreno, già percorso negli ultimi anni, del thriller horror con Her private hell, interpretato da un cast che comprende Sophie Thatcher, Charles Melton, Havana Rose Liu, Kristine Froseth, Dougray Scott, Diego Calva. L'ambientazione è una metropoli futuristica e libera avvolta da una strana nebbia dove una giovane donna tormentata si mette alla ricerca di suo padre. Il suo destino si intreccia con quello di un soldato americano impegnato in un disperato viaggio per salvare sua figlia dall'inferno. Il film, che ha nella colonna sonora anche delle canzoni di Pino Donaggio è per Winding Refn un'unione di thriller horror e melodramma, "un aspetto che mi esalta - spiega -. E' come andare in un negozio di caramelle e prendere un po' di tutto".
S.Leonhard--VB