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Fassbender star a Cannes 'gli alieni sono tra di noi'
Con la moglie Alicia Vikander in Hope, poi nuovo set con Blanchett
(dell'inviata Francesca Pierleoni) Gli alieni? "sono già tra di noi". Lo dice sorridendo in conferenza stampa a Cannes, Michael Fassbender, seduto accanto alla moglie, l'attrice svedese Alicia Vikander con la quale è tra i protagonisti dell'action thriller survival di fantascienza, con tratti western, Hope diretto dal grande regista sudcoreano Na Hong-jin e presentato in concorso sulla Croisette. Per l'attore tedesco irlandese, classe 1977, nominato due volte all'Oscar, i ruoli in thriller fantascientifici e fantasy non sono certo una novità, da Prometheus a Alien Covenant, dalla saga degli Xmen ad Assassin's Creed. In questa storia, che mescola live action e 'creature' in Cgi, lui dà volto (grazie alla motion capture) a uno dei giganteschi e velocissimi esemplari di una razza aliena finiti sulla Terra dove si ritrovano contro la popolazione di una cittadina nella campagna giapponese. "È piuttosto interessante notare che negli ultimi due anni si è parlato molto del fatto che il governo americano abbia rilasciato materiale filmato da piloti di oggetti volanti non identificati. Ci chiediamo sempre che cosa siano… Speriamo di poter imparare qualcosa da loro e che non siano aggressivi" osserva l'attore. Nel film "l'aspetto interessante degli alieni, che li rende un certo senso paragonabili agli umani, è che desiderano come noi proteggere i propri figli. In fondo - sottolinea Fassbender che con Vikander ha due bambini, nati nel 2021 e nel 2024 - tutto si riduce a questo: proteggere il futuro dei propri figli". A convincerlo ad accettare questo ruolo in Hope è stata proprio la moglie, da sempre grande fan del lavoro di Na Hong-jin, autore di capolavori come The Chaser e The Wailing: "E' un cineasta, straordinario, lo considero un vero visionario ci ho messo un attimo a dirgli sì" spiega Vikander. Tra i compiti per gli interpreti dei personaggi extraterrestri, c'era recitare in un linguaggio inventato, ispirato al mongolo antico: "Avere la possibilità di imparare questa lingua mi ha sicuramente fatto trovare una voce diversa nella mia anima - racconta l'attrice - in un certo senso mi ha aiutato a sentirmi 'aliena' ". "La cosa interessante di Na è che non sai mai cosa farà dopo, i suoi film sono sempre di altissima qualità e lui ti sorprende sempre - commenta Fassbender -. Una delle sue qualità è mescolare così bene i generi: qui c'è un po' di commedia, c'è un po' di assurdo, poi tutto diventa molto realistico. Sa generare quella sensazione di inaspettato e regala una straordinaria esperienza cinematografica". Per Fassbender, nato in Germania e cresciuto in Irlanda, lanciato al cinema dal sodalizio con Steve McQueen in film come Hunger (2008), Shame (2011) e 12 anni schiavo (2013), con cui conquista la prima nomination all'Oscar (la seconda arriverà per il ritratto di Steve Jobs nel film di Danny Boyle), Hope è l'ennesima prova della sua grande versatilità in una carriera nella quale continua ad alternare blockbuster e autori. Una delle prossime sfide attoriali che ha in programma lo riporterà a fianco di un'altra protagonista di quest'edizione di Cannes, Cate Blanchett, già sua compagna di set in Song to song di Malick e nello spy-thriller Black bag di Soderbergh. A dirigerli stavolta sarà Brady Corbet, per un film del quale è stato rivelato finora molto poco. Si sa solamente che dovrebbe essere una storia epocale (come d'abitudine nel cinema di Corbet) legata al misticismo americano. "Quando lavori con qualcuno del calibro di Cate - ha spiegato in passato Fassbender - è sempre esaltante scoprire cosa porterà in una scena e avere la possibilità di reagire a quello che crea, collaborare con lei".
E.Burkhard--VB
