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Ahangarani, racconto la lotta degli iraniani per la libertà e la democrazia
A Cannes nella sezione Proiezioni speciali, del documentario Rehearsals For A Revolution
(dell'inviata Francesca Pierleoni) "Sono anche molto felice che, attraverso questo film, sia riuscito a mostrare una parte della lotta del popolo iraniano per la libertà e la democrazia". Lo dice l'attrice e regista iraniana dissidente Pegah Ahangarani, prima del debutto al Festival di Cannes, nella sezione Proiezioni speciali, del documentario Rehearsals For A Revolution nel quale l'attrice e regista racconta il suo Paese dalla rivoluzione Khomeinista del 1979 al 2026 con il massacro dei dimostranti e la guerra in Iran. Un percorso compiuto dalla cineasta, che dal 2022 vive in Gran Bretagna, attraverso cinque capitoli dedicati agli affetti e scanditi da straordinari materiali d'archivio uniti a quelli della sua famiglia, fino alle immagini poi arrivate sui social degli ultimi mesi. Il primo capitolo è per il padre, con un passato da filmmaker, Jamshid, che aveva avuto inizialmente riposto molte speranze in Khomeini tanto da aver combattuto nella guerra Iran-Iraq. Una fiducia poi distrutta anche dal destino riservato dalla teocrazia al suo migliore amico. Il secondo capitolo è per un'insegnante avuta dalla regista quand'era bambina, che negli anni dell'oppressione cercava di mantenere il suo spirito libero. Il terzo, è per suo zio Rashid morto suicida a 21 anni, dopo la repressione contro gli studenti del 1999, durante la quale l'uomo era stato arrestato e incarcerato. Il quarto per l'amico Amir, con il quale Pegah Ahangarani ha vissuto le proteste di milioni di persone nel 2009 e la paura per la repressione che è seguita. Infine nel quinto, per la figlia piccola, Lily, la cineasta, da dissidente, offre squarci sul massacro di manifestanti a gennaio 2026 e poi dello scoppio della guerra. "E' la realtà di questo mondo, senza internet, con le notizie quotidiane di esecuzioni perpetrate dalla Repubblica Islamica e la pesante ombra della guerra - aggiunge Ahangarani -. Ma credo fermamente che questi giorni passeranno e che il popolo iraniano celebrerà insieme la libertà, perché credo nel loro coraggio e nella loro continua lotta per ottenerla . Infine, come madre e come regista, vorrei dedicare questa proiezione alle madri i cui figli hanno perso la vita nella lotta per la libertà". A nome "di tutta la troupe - sottolinea uno dei produttori, Kaveh Farnam - desidero sottolineare che il nostro film trasmette un messaggio molto chiaro di speranza e pace. Diciamo no al genocidio, no alla guerra, no alle esecuzioni. Le stragi possono verificarsi in tutto il mondo, soprattutto nel nostro amato Iran. Che il cinema ci ricordi la nostra comune umanità".
J.Marty--VB
