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>ANSA-FOCUS/ A Cannes il bambino androide di Kore-eda ci mostra futuro
In concorso 'Sheep in the Box' racconta la resurrezione digitale
(di Francesco Gallo) Il futuro che ci mostra 'Sheep in the Box' di Hirokazu Kore'eda non è dei più affascinanti, ma non è neppure senza speranza e soprattutto é dietro l'angolo. Defunti che risorgono grazie alla tecnologia Rebirth, droni che fanno la spesa, architettura di case fatte come un puzzle 3D da comporre, taxi volanti e molto altro ancora. Ma in puro stile Hirokazu Kore'eda al centro di questo film, che passa oggi in concorso a Cannes e sarà distribuito in Italia da Lucky Red e Bim, c'è ancora la sua amata famiglia, protagonista di tante sue opere, composta questa volta da una coppia benestante, quella di Otone (Ayase Haruka) e Kensuke Komoto (Daigo), che recentemente hanno perso il figlio di sette anni. I due come estrema ratio accettano di accogliere nella propria casa un androide identico al bambino morto che grazie all'IA è stato rigenerato con tutti i dati disponibili: voce, ricordi, carattere e abitudini. Insomma un clone vero e proprio di Kakeru (Rimu Kuwaki). Ora non è chiaro se il robot possieda una vera coscienza autonoma, grazie ai dati di cui è stato nutrito, oppure sia progettato semplicemente per simulare il comportamento emotivo del figlio perduto. Un problema non da poco su cui si gioca tutto il film. Il fatto è che Kakeru non può essere davvero amato in quanto macchina, con tanto di switch luminoso dietro la nuca, ma può sicuramente esserlo quando dimostra vera empatia digitale, ovvero un'autonomia emotiva che però lo rende troppo umano e dunque inquietante. Di fatto il padre, che dirige un'impresa edilizia, inizialmente proprio non lo sopporta ("non chiamarmi papà" gli dice infastidito quando Kakeru tenta questo approccio), mentre la madre, un'architetta, continua a gioire anche solo nel vederlo girare in casa. Kore-eda ha dichiarato più volte che l'origine di questo progetto nasce da una semplice domanda: "Cosa succederebbe se la tecnologia permettesse davvero una forma di 'ritorno dei morti"? Da qui lo studio dei cosiddetti "resurrection businesses" cinesi aziende che usano AI, avatar e simulazioni vocali dei defunti. " Mi sono subito reso conto che iniziative simili stavano già emergendo in Giappone - dice ancora il regista -. Ad esempio, c'è stato un esperimento in cui la voce di un cantante giapponese scomparso veniva utilizzata per interpretare nuove canzoni. Osservando queste iniziative che coinvolgevano i defunti, mi sono ritrovato a chiedermi perché mi provocassero un così grande senso di inquietudine". Infine, il titolo richiama il famoso episodio della pecora nella scatola nel 'Piccolo principe' ovvero qualcosa che esiste soprattutto attraverso la tua immaginazione e proiezione affettiva. Una cosa che si lega perfettamente all'idea del bambino-robot: ovvero che importa poco cos'è davvero, ma quello che i genitori vedono in lui.
N.Schaad--VB