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Alla Scala un Nabucodonosor colossal che 'fa riflettere sull'oggi
Chailly, 'una denuncia della sete di potere, il primo Verdi è come musica del '900'
(di Bianca Maria Manfredi) A Riccardo Chailly non piace la nostalgia e anche se il Nabucodonosor che debutterà il prossimo 16 maggio sarà la sua ultima opera da direttore musicale della Scala, non intende guardare indietro ma concentrarsi sul nuovo allestimento della terza opera di Giuseppe Verdi, che la scrisse non ancora trentenne proprio per il teatro milanese. D'altronde si tratta di una produzione che nulla ha ad invidiare ai colossal del 7 dicembre per cast stellare (Anna Netrebko, Luca Salsi, Michele Pertusi e Francesco Meli tutti habitué delle Prime di Sant'Ambrogio), impegno per scenografie e costumi (di Gary McCann) e lavoro fra direttore e regista, Alessandro Talevi, che hanno iniziato a progettarlo due anni fa. "Questo Nabucco mi sta entusiasmando come ha fatto a dicembre la partitura della Lady Macbeth di Sostakovic - ha spiegato in conferenza stampa -: io guardo al primo Verdi come alla musica del '900" interpretandolo "con un occhio assolutamente contemporaneo, non posso guardarlo in maniera retrò". Di assolutamente inedito c'è il fatto che questo Nabucodonosor (che sarà dedicato alla memoria di Gianandrea Gavazzeni, a trent'anni dalla morte del grande direttore e a sessanta dal Nabucco che diresse in apertura di stagione) oltre ad essere eseguito nell'edizione critica a cura di Roger Parker pubblicata dalla University of Chicago Press e da Casa Ricordi, include il divertissement scritto da Verdi per la ripresa dell'opera alla Monnaie di Bruxelles nel 1848, riscoperto nel 2021 e mai eseguito finora in forma scenica. Un divertissement, inserito dopo il primo coro del terzo atto, che il regista Talevi ha risolto come uno spettacolo nello spettacolo, che ripercorre il mito di Semiramide. Dieci minuti di musica in cui Netrebko tornerà a mostrare le sue doti di ballerina. Attuale di Nabucco, in quest'epoca di guerre che martoriano il mondo a partire dal Medio Oriente, sono "odio, guerre e presunzioni: quest'opera ha bisogno di pubblico che rifletta sull'oggi" ha osservato Veronica Simeoni che interpreta Fenena. "L'opera di Verdi ogni volta è un inno alla pace" ha aggiunto il sovrintendente Fortunato Ortombina. In scena, ha aggiunto Chailly, c'è "l'idea di due personaggi che hanno sete di potere politico" ovvero Nabucco (Luca Salsi) e Abigaille (Netrebko) e sono mostrate le "conseguenze dell'ambizione politica e del potere mal gestito". Una cosa che ha fatto pensare al regista a Donald Trump anche se nell'allestimento non ci sono riferimenti espliciti "perché l'allestimento non deve passare di moda. La genialità di quest'opera è che è così chiara e universale, sarebbe un peccato fare riferimenti esagerati". Architettonicamente si va dalla cupola del pantheon (con l'occhio di luce che evoca la fede) alla architettura industriale che ricorda la torre Eiffel, mentre gli abiti 'cacofonici' dei più ricchi babilonesi stridono con la polvere delle macerie su quelli degli ebrei. Nessuna nostalgia quindi per Chailly che però, oltre ad aver ammesso "un rapporto con i registi che è stato sempre complesso" (ma in questo caso "sereno e costruttivo") vede questo Nabucco come "il traguardo di un percorso su Giuseppe Verdi che mi ha gratificato moltissimo: dopo 12 anni coro e orchestra hanno capito come affrontare i lavori di gioventù di Verdi e nobilitare l'approccio con questi testi".
T.Suter--VB
