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Anne Hathaway, 'nel Diavolo veste Prada 2 modelle di tutte le taglie'
"Ma le magre non sono state licenziate per questo"
(di Alessandra Baldini) Anne Hathaway ha detto finalmente la sua sulla polemica emersa mesi fa sulle modelle magrissime che sarebbero state messe da parte nel sequel di Il Diavolo veste Prada: "Nessuna di loro è stata licenziata in nome di una spinta a una maggiore inclusività", ha detto l'attrice che nel film sul mondo della moda interpreta la parte di Andy, l'ex assistente della direttrice di una rivista ispirata al Vogue di Anna Wintour. Intervistata da Good Morning America, l'attrice ha cercato di chiarire alcuni commenti fatti in marzo dalla sua co-protagonista, Meryl Streep, a Harper's Bazaar: nel pieno della promozione del sequel, la tre volte premio Oscar aveva raccontato di essere rimasta colpita dall'eccessiva magrezza delle modelle sul set, attribuendo a Hathaway un intervento diretto presso i produttori per ottenere una maggiore varietà fisica. "Anne se n'è accorta subito e si è precipitata dai produttori, ottenendo la promessa che le modelle nella sfilata che stavamo preparando per il film non sarebbero state così scheletriche. È una persona davvero in gamba". Parlando con Variety alla prima newyorkese del film la scorsa settimana, Anne sembrava aver rafforzato questa posizione, affermando di aver pensato che "la scena sarebbe stata molto più piacevole per il pubblico se avessimo mostrato una gamma più ampia di corpi". Poi però, nell'intervista in tv, l'attrice aveva ridimensionato, respingendo l'idea di aver fatto "licenziare" le taglia zero: "Nessuna è stata licenziata, semmai questa scelta ha creato più posti di lavoro", ha aggiunto, riportando la questione su un piano più ampio: quello di una scelta creativa, volta a rendere la scena più interessante e credibile agli occhi del pubblico. La polemica ha tuttavia toccato un nervo scoperto nell'industria della moda: tra esigenze narrative, pressioni commerciali e istanze di inclusività, il confine delle scelte per chi fa cinema (e moda) resta sottile. E il fatto che il dibattito sia riemerso proprio attorno a un titolo simbolo dell'estetica degli anni Duemila dimostra quanto il tema sia tutt'altro che archiviato. Negli Usa, in lieve ritardo sull'Europa e alla vigilia del gala del Met in cui Wintour è protagonista, Il Diavolo Veste Prada 2 esce a partire da domani. Il film punta a un esordio nazionale tra i 73 e gli 80 milioni di dollari, per quello che potrebbe essere un debutto globale vicino ai 180 milioni, con una distribuzione internazionale già coperta al 100%.
M.Schneider--VB
