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Addio a Mario Adorf, icona del cinema tedesco
L'attore aveva 95 anni. Oltre 200 ruoli e grandi registi al suo fianco
Era fra i volti più noti della televisione tedesca, un'icona indiscussa del suo cinema: Mario Adorf, 95 anni, scomparso ieri dopo una breve malattia, lascia un segno indelebile nel pubblico, che lo ha visto cimentarsi in un'infinità di ruoli, con il suo sorriso felino indistinguibile. A dare notizia della scomparsa di questo attore che, nato a Zurigo nel 1930, aveva anche origini italiane - il padre era un chirurgo calabrese, ma lo vide solo una volta - è stata la moglie, Monique Faye, che lo ha accompagnato fino agli ultimi istanti. Lui era grato a Brigitte Bardot, che gliel'aveva presentata a Saint Tropez, da dove venivano entrambe. Pare che all'inizio fosse invaghito proprio della bellissima attrice francese, ma poi fu colpito dalla futura consorte e se ne innamorò. Adorf era incredibilmente versatile: aveva affrontato oltre 200 ruoli, in altrettante pellicole. Di lui si ricordano le interpretazioni classiche in produzioni come "L'onore perduto di Katharina Blum" (1975), "Il tamburo di latta" (1979), "Lola" (1981) e "L'uomo ombra" (1996). Tra i suoi ruoli più famosi figurano anche il direttore generale Heinrich Haffenloher nella serie della ARD "Kir Royal" e, nel 2018, Karl Marx nella produzione della ZDF "Der deutsche Prophet". Gli anni Settanta sono quelli che lo hanno reso popolare grazie a opere come "La polizia ringrazia", "Milano calibro 9" e "La mala ordina". Collaborò con registi di fama internazionale, del calibro di Billy Wilder, Rainer Werner Fassbinder, Margarethe von Trotta, Volker Schloendorff, Helmut Dietl e Dieter Wedel. Nel 1989, per la produzione della ARD "Der Prozess Galileo Galilei", intervistò in veste di reporter l'allora cardinale della Curia Joseph Ratzinger, il futuro Papa Benedetto XVI. Nel corso della sua carriera durata quasi settant'anni, l'attore ha recitato in oltre 200 produzioni cinematografiche e televisive. Nato da un'infermiera tedesca, Alice Adorf, e dall'italiano Matteo Menniti, trascorse anche alcuni anni della crescita in orfanotrofio. Durante la sua infanzia e giovinezza nella cittadina di Mayen, nella regione dell'Eifel in Renania-Palatinato, non sembrava però che si profilasse una carriera di attore. Mentre gli altri recitavano nel teatro scolastico, Adorf faceva il clown della classe. Dopo la maturità, si dedicò alla recitazione e studiò alla Scuola Otto Falckenberg di Monaco di Baviera. Numerosi e di peso i riconoscimenti nel corso di una vita: ha vinto il Bambi, il Filmband in Gold (Nastro d'oro), il Premio Ernst Lubitsch, la Medaglia Carl Zuckmayer e il Premio Grimme. Al di fuori del palcoscenico, si è impegnato a favore della democrazia liberale. Di recente ha denunciato l'oblio della storia e la tendenza verso uno stile politico autoritario. "La nostra democrazia deve essere preservata", ha ammonito nel 2024.
R.Fischer--VB