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Angelica Bove, 'un privilegio cantare la mia inquietudine e solitudine'
Alla vigilia dell'uscita di Tana, primo album dell'artista romana, si prepara a Sanremo
(di Cinzia Conti) Un mattone pesa e far stare male ma può essere l'inizio di un percorso di ricostruzione. Dopo aver brillato tra le stelle di X Factor poco più che maggiorenne e aver agguantato il trofeo di Sanremo Giovani che la farà volare sul palco dell'Ariston con la canzone Mattone, Angelica Bove racconta il suo percorso alla vigilia dell'uscita di Tana, il suo primo album. E racconta la sua "esigenza forse incoscia" ma impellente di raccontare la sua storia, anche con i traumi come la perdita dei genitori che hanno segnato la sua giovane vita. "Sicuramente è un privilegio essere ascoltati - dice - e l'idea che qualcuno si senta ascoltato o anche solo vicino a me nel dolore, in qualsiasi tipo di inquietudine, è un onore per me perché ci rende tutti umani ci rende vicini vicini vicini". Classe 2003, romana, legatissima ai suoi 5 fratelli, verace ed eclettica ("ascolto di tutto, dalle frequenze meditative alla techno, dal rock a Lucio Dalla, una follia" dice ridendo), ha colpito da subito per la profondità e l'intensità della sua voce e anche la graffiante emozione che pervade i suoi testi. "Quanta pioggia ancora cadrà/ per un po' di pace in queste giornate./ So che prima o poi passerà/ lo ha detto il dottore che mi devo abituare/ a stare male in modo normale" canta in Mattone. "Tana - racconta - è il mio primo progetto, il mio primo album, viene sicuramente da due anni di un bel percorso, prima umano che artistico, oserei dire. Mi sono fatta tante domande, forse, spero, le domande giuste. Ho incontrato persone giuste. Questo album forse è il rassunto di incontri importanti della mia vita, che sono i miei co-autori Matteo Alieno e Federico Nardelli e che hanno saputo trascrivere in parole e musica il mio flusso di coscienza. Quindi sicuramente la prima magia dell'album è proprio la nostra unione. Ci siamo trovati tanto, a parte essere tre romani, quindi daje Roma, in studio c'è familiarità, ci si sente a casa, insomma c'è calore. C'è stata proprio una sintonia musicale, di là di quella umana immediata con Matteo che conosco da 3-4 anni. E Federico Nardelli è stata la new entry che ha definitivamente messo il punto su questa bella sintonia musicale". Bove spiega che le piaceva l'idea di partire con Mattone perché un mattone serve a costruire, come dice nel finale della canzone: "È il primo mattone di questo mio progetto ma anche della mia vita. Non vorrei parlare di progetto, mi sembra anche, non lo so, poco informale, troppo formale. Ma definirla la mia opera? Che ansia" dice ridendo. I pezzi non sono altro che frutto di suoi sfoghi: "È un album totalmente autobiografico, ci tengo a dirlo. E la cosa forse divertente è che tutto non nasce in studio, nasce prima ancora di pensare a fare un disco insieme con le mille chiacchierate che mi sono fatta con Matteo, che, oltre ad essere un grandissimo autore che stimo come pochi, è il mio miglior amico. Quindi è un po' quel vortice di pensieri e quel mio spazio personale dove sfogo tutte le mie emozioni. E lui è sempre stato un po' il contenitore di quelle emozioni che, guarda caso, si sono trasformate in canzoni ed è uscita fuori Tana". Il pezzo Antipatica invece rappresenta di più il giudizio dell'altro. "Non è qualcosa necessariamente di personale, - spiega - è un po' il simbolo del giudizio del mondo. Nei miei giovanissimi 22 anni mi sento di dire di aver scoperto che poi il giudizio non è altro che un tuo gusto personale. Quindi Antipatica parla un po' di quello e del mio modo di affrontare il giudizio con ironia, con leggerezza mi allontano da questo tuo giudizio e me la vivo, e me la taglio, come si dice a Roma". Angelica Bove parla poi della solitudine che nel suo caso "è una cosa molto ricorrente, la mia è cercata ma anche spesso sofferta, ho un po' un conflitto con la solitudine, ancora devo capirla tra me e me e devo risolverla. E nella solitudine c'è il mio vizio di cercare una figura che possa colmare vuoti e quasi sempre questa figura si trasforma in un uomo, nell'amore, l'amante che poi alla fine sempre inconsciamente non sono nient'altro che lo specchio di cosa ho bisogno". E poi aggiunge: "È l'unico strumento che conosco di autodifesa dal mondo esterno, dalle cose che non capisco, dalla mia confusione, già sono tanto confusa dentro, ma fuori ce ne è altrettanta di confusione, quindi spesso è una mia difesa l'isolamento". Dal punto di vista musicale Bove dice: "Avevo il bisogno di cantare la mia storia, quindi forse soul, e Nardelli invece con la sua grandissima cultura musicale - cosa che io non ho - aveva l'esigenza di creare quel tipo di suono lì. La cosa meravigliosa è che è stato da subito casa mia quel suono. Mi sono fatta trasportare, mi sono affidata totalmente. Poi con l'unione di Matteo Alieno con la penna sono stati un po' un colpo di fulmine. Mattone è la mia storia e poterlo portare sul palco dell'Ariston e farlo sentire a così tante persone è un privilegio grandissimo. È stata tutta una cosa organizzata all'ultimo minuto ed è stato divertente, la vivo come un gioco molto fico che prendo con le giuste misure, non troppo sul serio e me la godo".
S.Spengler--VB