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Franco Battiato rivive al cinema nel biopic 'Il lungo viaggio'
Nelle sale il 2, 3 e 4 febbraio, poi in onda su Rai 1
Nessun amore travolgente, nessun colpo di scena: portare sul grande schermo la vita di Franco Battiato non era semplice, tanto che sia il regista Renato De Maria sia la sceneggiatrice Monica Rametta inizialmente avevano opposto resistenza al progetto, ma il biopic 'Franco Battiato. Il lungo viaggio' - proiettato oggi in anteprima a Milano, nelle sale il 2, 3 e 4 febbraio e poi su Rai 1 - smentisce ogni resistenza, restituendo un'immagine fedele del maestro e della sua incessante ricerca musicale e spirituale, anche grazie all'interpretazione di Dario Aita, che canta, si muove e parla proprio come il celebre cantautore di 'E ti vengo a cercare'. Non a caso il progetto - coprodotto da Rai Fiction e Casta Diva Pictures - ha avuto il beneplacito della fondazione Franco Battiato e della famiglia dell'artista scomparso nel 2021, tanto che le riprese sono state fatte anche nella sua casa di Milo, il famoso ritiro alle pendici dell'Etna. "È un film musicale ma anche su un artista che è riuscito sempre a sperimentare - ha detto il regista Renato De Maria - lavorando sui linguaggi in maniera incredibile, dovrebbe essere un esempio e non solo per i musicisti". Il film, infatti, segue il percorso del giovane Battiato dalla Sicilia a Milano, esplorando i momenti cruciali del cammino verso il successo, in un racconto che non trascura il viaggio interiore dell'artista. Al centro della narrazione, anche l'evoluzione del suo talento musicale e alcuni degli incontri più significativi della sua carriera, come quelli con Giuni Russo, Juri Camisasca e Giusto Pio, amico e coautore di molti dei brani più iconici del suo repertorio, ma anche l'amicizia con la poetessa Fleur Jaeggy. Quello dedicato a Battiato "è un film pensato e voluto per Rai 1 - ha spiegato Rametta - con una serie di regole che non c'erano nella vita di Franco, che non ha avuto una vita spettacolare: non ci sono storie d'amore o incidenti spettacolari, ma scavando ho pensato fosse l'occasione per un racconto capace di toccare corde non comuni, un viaggio da fare per me e gli spettatori". Da parte sua, Dario Aita ha premesso che "non si diventa Battiato", spiegando che "la sfida più grande era scollarlo dall'icona, farlo tornare tra di noi per raccontare l'essere umano. Il primo step ha riguardato il suono. Lui disse 'dopo la mia morte voglio lasciare un suono' e sono partito da questo, questo suono mi ha fatto visita e ha iniziato ad abitarmi", tanto che è lui stesso a cantare i brani più celebri di Battiato, compresa la mitica 'La cura'.
S.Spengler--VB
