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Costabile, dopo Familia storia vera di una donna apripista
Il regista a New York: "Le leggi cambiano ma la violenza resta"
(di Alessandra Baldini) Dall'annuncio della candidatura italiana "che sembrava uno scherzo" al tour mondiale per la campagna degli Oscar sono passati meno di tre mesi, ma già Francesco Costabile è immerso nel terzo capitolo della trilogia cinematografica contro la violenza di genere: "Sarà anche quella una storia vera, stavolta di una donna italiana che ha avuto un ruolo importante nella lotta la criminalità organizzata", ha detto il 45enne regista cosentino portando a New York Familia, il suo secondo film, con cui l'Italia punta agli Oscar nella categoria del miglior film internazionale. Il 16 dicembre, quando uscirà una prima shortlist di 15 titoli scelti su una rosa di 86, si saprà se la storia, vera anche quella, di Luigi Celeste, un ragazzo cresciuto vedendo la madre Licia soggiogata e picchiata da un 'padre padrone', avrà fatto centro coi membri dell'Academy. Costabile, accompagnato dal produttore di Tramp Limited Gaetano Maiorino, ha aperto la decima edizione del festival Italy On Screen New York organizzato da Loredana Commonara per promuovere il cinema italiano nei giorni della corsa agli Oscar con proiezioni riservate ai giurati e a un pubblico selezionato. "Ci riconosciamo tutti in questa storia, tragica ma universale. Tutti abbiamo sperimentato forme di violenza, anche e soprattutto a livello psicologico", ha detto il regista che per Familia ha lavorato, oltre che con Luigi Celeste, con i centri antiviolenza presenti sul territorio. Girato tra Tufello, La Rustica e Quartaccio, il film copre in due ore un arco temporale di dieci anni, dal 1998 al 2008: un periodo in cui norme come quella contro lo stalking in Italia ancora non esistevano. "Oggi ci sono leggi che sostengono le vittime, da noi si parla molto di questo fenomeno ed è cambiata la sensibilità, ma i numeri restano troppo alti. C'è un problema non solo legislativo ma anche culturale alla base della violenza di genere". Ecco perché Costabile ha intitolato il suo film Familia, con la parola latina che riconduce "a una struttura verticale del potere familiare e a una cultura patriarcale dove il pater familias ha potere di vita e di morte su moglie e prole che considera schiavi". Il film è il secondo con cui il regista esplora il tema della violenza: il primo, Una Femmina, tratto da un libro-inchiesta del giornalista Lirio Abbate sulle donne della 'ndrangheta, lo esplorava all'interno della criminalità organizzata, ma per Familia Costabile ha voluto allargare il problema a una famiglia "normale" per dimostrarne l'universalità. "Ho letto 'Non Sarà Sempre Così, il libro di Luigi, e di lì siamo partiti". Presentato a Venezia nella sezione Orizzonti, Familia oggi viaggia su binari paralleli: nelle sale italiane dal 2 ottobre (e dal prossimo anno, grazie ai distributori americani di Breaking Glass Pictures, anche negli Usa), ma anche nelle scuole. "Il cinema permette di arrivare dove la didattica non arriva e le proiezioni sono state molto belle anche perché abbiamo coinvolto i centri antiviolenza", ha detto il regista-prof laureato al Dams che continua a insegnare grafica e comunicazione in un istituto tecnico di Bologna.
A.Ammann--VB
