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Agnieszka Holland, 'il mondo è in mano agli oligarchi'
La regista polacca a Roma: "L'Europa è rimasta a dormire"
"Abbiamo sperato che Internet aprisse la strada alla democratizzazione della comunicazione e dell'istruzione, che così anche le persone non privilegiate nel mondo potessero avere lo stesso accesso alle piattaforme. E ora vediamo che in realtà il web e i social hanno atomizzato la società, hanno causato una terribile divisione, e che l'odio e la paura sono fra i temi predominanti". Parola della grande regista polacca Agnieszka Holland, protagonista a Roma, tra Palazzo delle Esposizioni e Casa dal Cinema, di una monografica all'interno della 13/a edizione del CiakPolska Film Festival e della 3/a edizione della rassegna Grandi Classici del Cinema Polacco. Dovrebbe invece arrivare nelle sale a marzo con Movies Inspired il suo ultimo lungometraggio, Franz, ritratto anticonvenzionale di Franz Kafka (interpretato da Idan Weiss), candidato ufficiale della Polonia agli Academy Award 2026. La cineasta, classe 1948, che pone da sempre un umanesimo profondo al centro del suo cinema, non ha mai avuto paura di affrontare i temi più dolorosi e scottanti, dalla guerra e dall'Olocausto (Europa Europa, per cui è stata nominata nel 1992 all'Oscar) ai brutali respingimenti dei migranti al confine tra la Bielorussia e sul suo Paese "che continuano, anzi sono peggiorati perché li hanno in qualche modo legalizzati" sottolinea. Lei li ha raccontati in Green Border, che ha vinto nel 2023 a Venezia il premio speciale della giuria. Guardando all'oggi, e ai rischi per la democrazia nel presente, vediamo come "con lo sviluppo della tecnologia e dell'intelligenza artificiale, è possibile manipolare le opinioni delle persone in un modo senza precedenti". Hitler "aveva solo le immagini, la stampa e la radio, ed era piuttosto efficiente con quelli, come sappiamo. Ora con mille possibilità in più, è molto facile diffondere fake news e notizie d'odio. Siamo in un mondo praticamente fuori controllo". L'informazione è "controllata dagli autocrati, dalle grandi aziende tecnologiche, dagli oligarchi, che praticamente possono fare di noi quello che vogliono. L'Europa è in crisi, ed uno dei motivi principali è proprio l'essere rimasta a dormire, non essersi resa conto di questo progresso così rapido", sottolinea. Nel mondo di oggi, tuttavia, il cinema "resta ancora un'arte potente, capace di dire qualcosa sul mondo, su noi stessi" ma "spesso il denaro ha 'corrotto' noi cineasti. Sono pochissimi i film che affrontano davvero i temi più attuali, i documentari, lo fanno di più ma non hanno l'impatto globale che può avere il cinema di finzione o le serie". Questi però "sono praticamente controllati non solo dal capitale privato, e dalle piattaforme, ma anche dai finanziamenti pubblici. Perciò tutto quello che è controverso, provocatorio, sgradito a chi detiene il potere, viene immediatamente contrastato soprattutto a livello finanziario".
U.Maertens--VB
