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Delta V, 'un album per mettere ordine nel disordine'
'In Fatti Ostili' è il nuovo lavoro in uscita venerdì
(di Carlo Mandelli) "Un disco nato in cinque anni e dentro il quale è confluito tutto ciò che è accaduto e continua ad accadere attorno e dentro di noi". Così Carlo Bertotti e Flavio Ferri dei Delta V raccontano 'In Fatti Ostili', il nuovo album del gruppo, in uscita il 17 ottobre e anticipato dal singolo 'Regole a Milano'. Settimo lavoro in studio della band, che si completa con la voce di Marti, il disco arriva a cinque anni da 'Heimat' e si presenta come un racconto del quotidiano, fatto di cronaca emotiva dove la realtà diventa materia sonora ma anche poetica. "Il punto di vista è il nostro - hanno spiegato Bertotti e Ferri - e cerchiamo di raccontare nel particolare del nostro quotidiano qualcosa di universale, partendo da ciò che ci attraversa ogni giorno. Non c'è una ricetta, ma il bisogno di mettere in ordine il disordine". Nel nuovo lavoro dei Delta V le parole hanno assunto un ruolo centrale, anche nel processo creativo, così come era stato per la genesi del precedente 'Heimat'. "Una volta partivamo dalla musica per scriverci sopra dei testi - ha raccontato la band - mentre ora accade il contrario: tutto nasce da ciò che vogliamo dire e da come lo diciamo. La musica diventa lo sfondo, serve a far risaltare le parole e le voci". Il risultato è un album che abbandona gli schemi classici, anche dal punto di vista formale. "Abbiamo destrutturato la forma canzone - hanno spiegato i Delta V - e ci sono pochissimi brani in scaletta con la classica scansione strofa-ritornello. È stato un esperimento naturale: togliendo certe regole, abbiamo ritrovato libertà espressiva". Realizzato in un arco temporale lungo e complesso, 'In Fatti Ostili' è stato, nelle parole del gruppo, "un disco in continua evoluzione". "Sarebbe potuto uscire due anni fa, ma non sarebbe stato lo stesso - hanno sottolineato - perché alcuni pezzi sono cambiati più volte, altri sono scomparsi o rinati in forme diverse. Il tempo, in questo caso, ci ha aiutato a capire cosa volevamo davvero dire". Al centro di tutto il percorso, un'idea forte di contemporaneità e di impegno civile. "È un disco politico nel senso più nobile del termine - hanno commentato i Delta V - e non nel senso di schieramento ma di racconto della società. Dove la politica è la vita di tutti i giorni, le relazioni, la paura, la mancanza di fiducia. È l'unico modo che abbiamo per raccontare la nostra prospettiva sul mondo". E allora Milano diventa la metafora e il teatro di questo sguardo che finisce anche nelle nuove canzoni ('Regole a Milano'). "È la città in cui viviamo e che inevitabilmente raccontiamo - hanno spiegato Bertotti e Ferri - perché Milano è fisica, concreta, ma anche simbolica: rappresenta un modo di vivere, di correre, di apparire, di sentirsi inadatti e allo stesso tempo parte di qualcosa. Non potevamo escluderla, perché fa parte della nostra cronaca quotidiana". A chiudere l'album è 'I Raggi B', brano che unisce le atmosfere elettroniche della band a una collaborazione speciale con Steve Hackett dei Genesis, così come nel primo incontro artistico di Ferri e Bertotti negli anni Ottanta si univano il punk e gli stessi Genesis, ascoltati dall'uno e dell'altro ai tempi e della nascita del gruppo. "È un pezzo nato in modo naturale - hanno concluso i Delta V - perché gli abbiamo mandato un brano immaginando la sua chitarra Gibson. Nel giro di pochi giorni ci ha risposto con un assolo straordinario. Per noi è stata la chiusura di un cerchio".
S.Spengler--VB