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La Traviata di Callas e Visconti compie 70 anni
La scarpetta scandalosa e il ravanello scambiato per rosa
Maria Gabriella Giannice Sabato, 28 maggio 1955. La Scala di Milano è illuminata a giorno. In cartellone l'opera che tutti attendono: La Traviata di Giuseppe Verdi. Stagione magica di 70 anni fa. Il direttore d'orchestra è Carlo Maria Giulini, Giuseppe di Stefano è Alfredo, ma tutte le attese sono rivolte a Maria Callas/Violetta e alla regia di Luchino Visconti che finalmente, dopo anni di tentativi, è riuscito ad approdare al teatro caro alla sua famiglia. La sala è gremita, il clima elettrico. I sostenitori della Callas spiano gli ammiratori di Renata Tebaldi, regina della Scala fino all'arrivo della sua gran rivale. Eugenio Montale si prepara a dettare il suo responso sul Corriere della Sera. In merito alla Callas si è già pronunciato il mese prima, dopo "Sonnambula": "Fenomenale soprano tragico, di sapore espressionistico. Quando non canterà più lascerà dietro di sé una leggenda". Ora è sulla regia di Visconti che puntano tutte le lorgnette dei critici. Dopo La Vestale e la Sonnambula, due regie d'effetto ma in fondo solo stilizzate, per Traviata ci si aspetta che Visconti dia la sua zampata. A sipario ancora sceso, Luchino sistema da solo le violette e le camelie. Quando Carlo Maria Giulini attacca il preludio lui è ancora lì, seduto sul grande pouf accanto a Maria, lei vuole che lui le tenga la mano. Al salire del sipario Visconti fugge e si sposta in quinta, poi va nella buca del suggeritore, perché lei deve "sentire" la sua presenza, è innamorata di lui, e lui di lei. Per Luchino, la Callas è diventata bellissima, ha perso quasi trenta chili e ora può indossare i favolosi abiti di Lila de Nobili. Assomiglia alla contessa Visconti - dicono - Carla Erba, alta, elegante, dai lunghi capelli neri. Ma la 'Divina' assomiglia anche a Eleonora Duse, a Sarah Bernhardt e alle dive del cinema muto (una su tutte Lyda Borelli), alla quali, ha rubato i gesti e la potenza drammatica. Ha anche sfatato un luogo comune: una gran voce può trovarsi in un corpo esile e un cantante può recitare. Sollevato il sipario il pubblico si accorge che Visconti ha portato la vicenda più avanti nel tempo, non più il 1840 ma siano nel 1875, più dalla parte di Zolà che di Dumas figlio, Violetta è più simile a Nanà che a Marguerite Gautier. La Callas appare in abito nero stretta in un corsetto che ha chiesto di poter allentare un po' al centro, per prendere i fiati. Lo scandalo atteso arriva al "sempre libera" quando, mandati via gli ospiti, Violetta/Callas si scioglie i capelli pensando ad Alfredo e al "Lì" del "sempre lì…bera", fa volare via la scarpetta dal piede. "Fu il primo streap-tease che si sia mai visto in un teatro dell'opera - ricorda Manolo Borromeo -. La Callas si sfilava il vestito, scalciava via le scarpe, poi si sentiva la voce di Di Stefano e la scena si oscurava". Nella prima scena del secondo atto canterà quanto ama Alfredo accoccolata fra le braccia di Di Stefano. Una posizione impossibile per mille altre cantanti che devono tenere il diaframma ben impostato, non per la Callas. Alla festa di Flora, vestita di rosso, Violetta cerca di sfuggire alla gelosia di Alfredo salendo su una scalinata, lui la insegue e la tira giù dai gradini, trascinandola a terra prima di gettarle addosso le banconote vinte al gioco. Il giorno dopo, la critica, Montale compreso, non amerà troppo tutto quel realismo. Ma fu comunque un trionfo. "Fu un successo difficile per Maria" ricordò anni dopo Luchino. I fan della Tebaldi facevano il diavolo a quattro. Sul proscenio piovvero fiori, ma anche ortaggi. Maria, miope e ignara, sorrideva a tutti. Visconti insieme agli attrezzisti cercava di far sparire la verdura. Ma a un certo punto la Callas "che ci sentiva benissimo" si diresse verso un mazzolino che, cadendo sulle assi del palco, non aveva "suonato" come una rosa. Lo raccolse, e scoprì essere un ravanello: "lo mostrò al pubblico, e come se nulla fosse fece un grande inchino". Il teatro esplose in applausi.
F.Mueller--VB