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Nel 2023 260 mila morti materne, il 62% in Paesi in guerra
Ons, le probabilità di morire per cause connesse a gravidanza sono 10 volte più alte
Una ragazza di 15 anni che vive in un territorio colpito da un conflitto nel 2023 aveva 1 probabilità su 51 di morire di parto o di altre cause connesse alla gravidanza. Se fosse vissuta in un'area più stabile le probabilità sarebbero state oltre 10 volte più basse (1 su 593). È uno dei dati su cui pone l'accento l'Organizzazione Mondiale della Sanità in un rapporto da cui emerge che circa il 62% delle 260mila morti materne prevenibili del 2023 si è verificata in un piccolo numero di Paesi colpiti da guerre o svantaggiati. I conflitti e le crisi umanitarie, prosegue l'Oms, sortiscono un effetto paradossale: da una parte aumentano il fabbisogno di salute nella popolazione, dall'altra interrompono il funzionamento dei servizi sanitari, causando danni alle infrastrutture, interrompendo le catene di approvvigionamento, creando condizioni di pericolo per lavoratori e pazienti. Le donne in gravidanza e le partorienti sono tra quelle che pagano un prezzo più alto, vedendosi private "di assistenza ostetrica e neonatale di base e di emergenza e servizi postnatali essenziali". Per questa ragione è in queste aree che si concentra la gran parte della mortalità materna, nonostante i Paesi con conflitti o condizioni di svantaggi rappresentino solo una minoranza. "I 17 Paesi e territori classificati come in conflitto dalla Banca Mondiale nel 2023 ospitavano il 10% della popolazione mondiale di donne in età riproduttiva, il 21% di tutti i nati vivi e il 55% di tutti i decessi materni", sottolinea il rapporto. "I 20 Paesi e territori classificati come in condizioni di fragilità istituzionale e sociale - conclude - ospitavano solo il 2% di tutte le donne in età riproduttiva, il 4% di tutti i nati vivi e il 7% di tutti i decessi materni".
I.Stoeckli--VB