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Tumore seno, studio apre strada a terapie combinate più efficaci
Coordinato da Università di Firenze, superare resistenza farmaci
Tumori al seno, uno studio coordinato dall'Università di Firenze e pubblicato su Cancer Research apre la strada a terapie combinate più efficaci per superare la progressiva resistenza ai farmaci. La ricerca, pubblicata su Cancer Research, rivista dell'American Association for Cancer Research (Aacr) ha individuato un potenziale punto debole nei tumori della mammella legati alle mutazioni del gene Esr1, condizione associata a forme più aggressive e resistenti alla terapia endocrina, mirata a contrastare quei tumori stimolati da ormoni femminili come gli estrogeni e che rappresenta uno dei trattamenti cardine del carcinoma mammario. Tuttavia, fino al 30% delle pazienti sottoposte a queste cure, sviluppa nel tempo resistenza ai farmaci. Lo studio, intitolato "Esr1 Activating Mutations Confer Metabolic Vulnerabilities in Er+ Breast Cancer', ha rivelato come le mutazioni del gene Esr1, che produce proprio il recettore degli estrogeni, non solo rendano le cellule tumorali indipendenti dagli ormoni, ma provochino profondi cambiamenti nel loro metabolismo lipidico. "Le mutazioni rendono il recettore attivo in modo permanente, anche quando il farmaco o la terapia hanno bloccato gli ormoni: in pratica, il tumore continua a comportarsi come se fosse 'alimentato dagli estrogeni anche in loro assenza - spiega Morandi -. Abbiamo osservato che queste cellule esprimono alti livelli dell'enzima Acsl4, un indicatore chiave di sensibilità alla ferroptosi, una particolare forma di morte cellulare causata dall'ossidazione dei lipidi. La nostra ricerca - continua - ha dimostrato che stimolare la ferroptosi con farmaci mirati, insieme ai degradatori del recettore estrogenico (Serds), che è lo standard terapeutico per questo tipo di tumore, potenzia l'efficacia del trattamento nei modelli preclinici". Per Morandi "questa scoperta potrebbe avere un impatto concreto nella gestione dei tumori al seno resistenti alle attuali terapie ormonali, perché offre un nuovo modo per selezionare i trattamenti più efficaci". "Un risultato che apre la strada a strategie combinate capaci di colpire selettivamente le cellule resistenti, trasformando una mutazione sfavorevole in un possibile punto di attacco", sottolinea Francesca Bonechi, dottoranda Unifi e prima firmataria dell'articolo.
C.Koch--VB