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Cgil, 'con meno fondi sanità, governo spinge su cure private'
'Sei milioni di italiani rinunciano a curarsi'
"Il Governo decide dolosamente di ridurre la quota di ricchezza del Paese da destinare alla sanità pubblica imponendo alle persone di pagare per curarsi, se possono permetterselo". È quanto afferma la segretaria confederale della Cgil, Daniela Barbaresi, commentando in una nota la manovra economica. "Dal suo insediamento nel 2022, ha previsto di tagliare quasi mezzo punto di Pil destinato alla sanità, pari a 9 miliardi di euro in meno all'anno - spiega-. Questa è la verità dei numeri: 6 milioni che rinunciano a curarsi, un italiano su dieci. E' la concreta e progressiva privatizzazione del Ssn. Si continua su questa strada, con un pericoloso arretramento del servizio pubblico". La dirigente sindacale sottolinea inoltre che le risorse previste "non consentono né la valorizzazione del personale né le nuove assunzioni, prevedendo il 20% di quelle necessarie alla sola riforma dell'assistenza territoriale. Oltretutto, le risorse non sono destinate al sostegno e rafforzamento dell'attività ordinaria del servizio pubblico, ma sono in gran parte vincolate a specifici progetti. In particolare - spiega - sono ancora destinate al privato e all'extra lavoro del personale, già allo stremo, finanziando prestazioni aggiuntive come presunto utile intervento per l'abbattimento delle liste di attesa, già fallito nel 2025. Si innalzano ulteriormente i tetti alla spesa per il privato convenzionato e per la farmaceutica, mentre resta il vergognoso tetto alla spesa sul personale". Barbaresi denuncia infine che "a fianco della propaganda governativa e delle roboanti dichiarazioni della Presidente del Consiglio Meloni, ci sono la realtà dei numeri della Legge di Bilancio e il mondo reale: il progressivo allontanamento delle persone dalla tutela della sanità pubblica e dal diritto alla salute", conclude.
G.Haefliger--VB