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Le vittime di Rupnik al Papa, 'troppi silenzi sul processo'
'Coprire le opere a Lourdes gesto coraggioso ma basta reticenze'
"Abbiamo deciso di scriverLe in occasione del viaggio in Francia e, in particolare, della Sua visita a Lourdes, dove incontrerà vittime di abusi come noi, in un luogo dove non saranno più visibili, sulla facciata della basilica, i mosaici di don Rupnik, dopo la decisione di coprirli definitivamente. Un gesto fortissimo e coraggioso che abbiamo molto apprezzato". E' quanto affermano cinque presunte vittime del mosaicista ed ex gesuita don Marko Rupnik nella prima lettera aperta rivolta al Papa, diffusa dalla loro legale Laura Sgrò, in cui lamentano però anche troppi "silenzi" sul processo allo stesso Rupnik: "Per noi una ulteriore e continuata violenza" che pesa "come un macigno". "Non intendiamo consegnarci all'oblio e neppure rinunciare alla giustizia - continuano Gloria, Mirjam, suor Samuelle, Vida e Pia -, finché non verrà riconosciuta la gravità dei fatti occorsi e il responsabile non sarà punito. E in questo tortuoso percorso verso la verità vorremmo essere considerate una risorsa, non un ostacolo". "Ci affidiamo e confidiamo in Lei, Santo Padre - affermano quindi le presunte vittime in attesa di sviluppi nel processo in corso presso il Dicastero della Dottrina della Fede -, quale supremo Pastore della Chiesa, affinché eserciti la Sua suprema potestà di giudizio e di grazia e ascolti la nostra richiesta, che è quella di ogni vittima di abusi che vuole il riconoscimento della verità attraverso un giusto processo. Le chiediamo che vengano sempre garantiti contraddittori tra le parti, chiarezza, trasparenza, celerità, terzietà e indipendenza dei giudici, affinché il giudizio e il suo esito - qualunque esso sarà - non conservino ombre. Abbiamo bisogno di Verità, Santità ma, al pari nostro, ne ha tanto bisogno anche la Chiesa".
R.Fischer--VB