-
L’Eredità, polemiche sulle nuove Professoresse e sull’assenza di Greta Zuccarello
-
Armi autonome, fondi e Onu chiedono regole internazionali per i sistemi militari basati sull’IA
-
Midterm Usa, nuovi primati per donne nere, native americane e musulmani
-
Trump dopo il midterm: veto, rimpasto e scontro con il Congresso nei prossimi due anni
-
Nikkei scende del 1,42% per timori sulla regolamentazione dell'IA
-
Conservatori delusi da Trump, il dissenso Maga pesa sul voto di metà mandato
-
Oleshky, la mediazione di Leone XIV apre una tregua per soccorrere i civili
-
Marco Ladisa resta a Trento e punta alla doppia cifra
-
Veneto, variazione di bilancio da 48,8 milioni per infrastrutture e servizi
-
Electrolux, accordo al Mimit: esuberi ridotti a 902 e nuovi investimenti
-
Curling, Trentino Spiller sfiora l’oro e l’Italia conquista l’argento a Ostrava
-
Its Veneto, occupazione all’89 per cento ma calano giovani e risorse
-
L’ondata democratica riconquista il Congresso e ridisegna gli equilibri negli Stati Uniti
-
El-Sayed vince in Michigan e rafforza la svolta a sinistra dei democratici
-
Kansas, il pastore metodista Adam Hamilton interrompe 94 anni di dominio repubblicano
-
Midterm Usa, i democratici conquistano Camera e Senato: Trump riconosce la sconfitta
Brusca, 'volevamo dare colpa delle stragi alla sinistra per aiutare Cav'
'Ci avrebbe dovuto dare una mano, altrimenti avremmo messo altre bombe'
Dopo gli attentati della mafia del 1992 e del 1993 "nelle discussioni con Bagarella dicevamo di usarli come strumento politico, come se fossero suggeriti dalla sinistra, in modo tale" da agevolare "Berlusconi, in modo che potessero orientare la sua entrata in politica", "eravamo nel 1994". Lo ha detto il boss Giovanni Brusca sentito come testimone durante al processo in corso a Firenze contro Salvatore Baiardo, l'ex gelataio di Omegna (Novara), imputato di calunnia contro il conduttore tv Massimo Giletti, in un passaggio in cui il pm Leopoldo De Gregorio chiedeva dei rapporti intrattenuti con la politica da Cosa Nostra. Per arrivare a Berlusconi, così ha risposto Brusca - video-collegato da una località protetta -, era stato contattato Vittorio Mangano, "c'è un incontro per dargli l'incarico", "Mangano poi ci fece sapere che aveva avuto un contatto che lo aveva fatto sapere a Berlusconi o tramite Dell'Utri o altri canali, e ci riportò che Berlusconi aveva ringraziato e che quanto prima ci avrebbe dato una mano". Tuttavia Brusca, proseguendo il suo ricordo, ha anche detto oggi che "gli mandammo anche una minaccia velata", cioè "che se non ci avesse dato una mano, avremmo messo altre bombe per metterlo politicamente in difficoltà". Giovanni Brusca, sempre rispondendo al pm, ha detto di non sapere nulla di rapporti economici e patrimoniali di Berlusconi antecedenti al 1993" e di aver appreso solo successivamente, in modo generico e dai discorsi con gli altri boss, di investimenti di Berlusconi con altri soggetti. Brusca ha detto che Berlusconi, con le sue imprese, "pagava il pizzo" senza però citare la Standa nel quartiere Brancaccio di Palermo. La figura di Mangano per avvicinare Berlusconi, ha anche affermato, "fu decisa da Stefano Bontade". Sempre sulle intenzioni dei boss mafiosi rispetto alla politica, Brusca ha parlato dell'imprenditore palermitano Gianni Jenna riguardo "a un progetto politico per costituire un partito politico, Sicilia Libera, nel 1993-1994. Aderii inizialmente a questo progetto ma dopo che mandai due miei soggetti di fiducia a informarsi, tutti e due mi hanno dato notizie negative e decisi di ritirarmi". A Brusca risulta che "Giuseppe Graviano era entrato all'inizio in Sicilia Libera ma poi Bagarella non mi disse più nulla".
M.Vogt--VB