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Draghi, 'se un suo membro viene attaccato l'Europa deve rispondere'
'Servono coalizioni ridotte di Paesi e dare sostanza all'articolo 42.7'
"Se uno Stato membro viene attaccato, la risposta dell'Europa dovrebbe essere inequivocabile anche prima che la crisi abbia inizio. Ci sono due percorsi per dare sostanza a quell'impegno, e non devono necessariamente escludersi a vicenda. Uno passa attraverso coalizioni più ridotte di Paesi accomunati già oggi da capacità e percezioni della minaccia affini. L'altro percorso è dare sostanza operativa all'articolo 42, paragrafo 7, la clausola di difesa reciproca dell'Ue, che, non è ancora stata tradotta in piani concreti, capacità e strutture di comando". Lo ha detto Mario Draghi alla cerimonia del Premio Carlo Magno. "La nostra esperienza attuale è che l'azione al livello dei ventisette spesso non riesce a fornire ciò che il momento richiederebbe. Il risultato è un'azione che può risultare talmente inadeguata alla portata della sfida da diventare peggio dell'inazione. Dobbiamo spezzare questo ciclo. I Paesi che sentono il peso di questo momento in modo più acuto, e capiscono che la finestra per l'azione non rimarrà aperta indefinitamente, devono essere liberi di andare avanti. Questo è ciò che ho chiamato federalismo pragmatico."
M.Vogt--VB