-
Webuild lancia il Graduate Program con master gratuito al Politecnico di Milano
-
Strage a Cracovia: 34 studenti del liceo Foscolo di Albano erano in Piazza del Mercato
-
Dreame SF25: recensione del tritarifiuti che riduce i rifiuti organici del 90%
-
Tesla interrompe la produzione del Cybertruck nel 2027 per il Cybercab
-
Sanità privata e SSN: la critica alle liste d'attesa infinite e alla burocrazia
-
Vista dell'aquila: sfatiamo il mito delle otto volte migliori
Morte avvelenate: sul papà 'possibile degradazione della ricina nel tempo'
Centro antiveleni, 'a causa del momento in cui sono state effettuate le analisi'
La negatività alla ricina registrata nelle analisi del sangue di Gianni Di Vita, il papà e marito di Sara e Antonella Di Ielsi - le due donne morte nei giorni di Natale a Pietracatella per avvelenamento - potrebbe essere causata dalla degradazione alla sostanza dovuta al momento delle analisi effettuate. Lo riferisce la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, pubblicando alcuni stralci delle analisi del Centro antiveleni di Pavia che hanno certificato l'"intossicazione acuta" da ricina nelle analisi del sangue delle due vittime. Il tossicologo ha evidenziato che "la negatività dei campioni biologici riferibili a Giovanni Di Vita può ritenersi compatibile sia con l'eventuale assenza della proteina nel sangue al momento del prelievo, sia con la possibile degradazione, anche completa, dell'analita, in ragione del tempo trascorso tra il prelievo e l'esecuzione delle analisi". Alla luce delle risultanze tossicologiche, non cambia la posizione della Procura "in ordine alle ipotesi accusatorie per cui si procede e alle posizioni giuridiche degli interessati". La procuratrice infine fa sapere che "le indagini procedono a tutto campo alla ricerca di elementi probatori e di riscontro su quanto acquisito allo stato".
U.Maertens--VB