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Ex Pussy Riot, 'io reclutata da Mosca e costretta a spiare per loro'
La 29enne intervistata dal Guardian dopo essere fuggita dalla Russia ad agosto
Ha fatto parte del collettivo oppositore russo Pussy Riot, ma poi la "paura troppo grande" di ritorsioni, dopo aver subito minacce dalle autorità, l'ha condotta verso tutta un'altra strada: quella di infiltrata per conto di Mosca in circoli di attivisti considerati fastidiosi per il Cremlino. È la storia, raccontata dal Guardian con un'intervista esclusiva, di Rita Flores, 29enne fuggita ad agosto dalla Russia. Attiva con le Pussy Riot a partire dal 2020, con performance di protesta che le sono costate più volte arresti, periodi di sorveglianza e perquisizioni, Flores dice di esser stata costretta al reclutamento nell'intelligence russa (l'Fsb) a febbraio 2023. Fu allora, dice, che alcuni agenti dei servizi segreti russi la ricattarono: avrebbero fatto aprire procedimenti penali nei suoi confronti, a meno che accettasse di lavorare con l'Fsb. "Ho creduto che potessero fare tutto quello che dicevano", racconta. La donna ha iniziato a svolgere diverse missioni, principalmente per raccogliere informazioni su artisti e attivisti legati all'opposizione. Poi le è stato chiesto anche di contribuire tendere una trappola a Pyotr Verzilov, attivista filo-ucraino. Ma, prima di rimanere coinvolta in questa operazione, Flores, aiutata da un avvocato, è riuscita a lasciare la Russia. Ora la sua intenzione è denunciare quanto le è accaduto e come l'uso da parte del Cremlino di infiltrati negli ambienti degli oppositori sia, a suo dire, "un fenomeno di massa".
G.Schmid--VB