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Etiopia, l'Onu esorta alla de-escalation nel Tigray
Commissario Turk, 'agire prima che sia troppo tardi'
La situazione nella regione del Tigray, nel nord dell'Etiopia, "rimane altamente instabile e temiamo che peggiorerà ulteriormente, aggravando la già precaria situazione umanitaria e dei diritti umani nella regione", ha dichiarato oggi l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, invitando tutte le parti ad "allentare le tensioni prima che sia troppo tardi". Servono misure "urgenti di de-escalation". Dopo i recenti scontri tra l'esercito etiope e le forze regionali, l'Alto commissario chiede "sforzi concertati e costanti" da parte di tutte le parti, con l'aiuto della comunità internazionale: "Sono urgentemente necessari dialogo politico e misure volte a rafforzare la fiducia, non un nuovo ricorso alla violenza armata", afferma Türk in un comunicato reso noto a Ginevra. Gli scontri tra le Forze di Difesa Nazionale Etiopi (Endf) e le Forze di Sicurezza Regionali del Tigray (Tsf) si sono intensificati il ;;26 gennaio, in particolare nel nord-ovest della regione, vicino al confine con l'Amhara. Le Tsf si sono ritirate dall'area di Tselemti il ;;1° febbraio. "I civili sono di nuovo intrappolati tra tensioni crescenti" e le parti in conflitto avrebbero eseguito arresti per presunta affiliazione con la parte avversa. "Questo deve finire", insiste Türk. Inoltre "presunte gravi violazioni o abusi devono essere indagati tempestivamente e in modo indipendente". Nel sud e nel sud-est della regione del Tigray, vicino al confine con l'Afar, gli scontri tra le Tsf e le 'Forze di Pace del Tigray', una fazione rivale, continuano senza sosta, precisa il comunicato ricordando che oltre un milione di civili rimangono sfollati a causa del conflitto del Tigray del 2020-2022.
D.Schlegel--VB