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Dal Guatemala al Green Heritage Project, la cultura in campo per il clima
Al vertice Iccrom esperti e ministri uniti per patrimonio nelle strategie di adattamento
La cultura non è solo un bene da proteggere, ma una forza motrice essenziale per affrontare la crisi climatica globale. Questo è il messaggio emerso con forza dalla 34/a sessione dell'assemblea generale dell'Iccrom, che ha ospitato l'evento "Nesso Cultura-Clima: l'anello mancante". L'incontro, moderato dalla direttrice generale dell'Iccrom Aruna Francesca Maria Gujral, ha riunito ministri, diplomatici e professionisti del patrimonio culturale per esplorare come l'integrazione del patrimonio culturale nell'azione per il clima e nella riduzione del rischio di catastrofi possa creare percorsi più sostenibili. Un risultato chiave della sessione è stato il riconoscimento unanime che la cultura "deve muoversi dai margini al centro della pianificazione climatica e della resilienza". Ciò richiede non solo un aumento degli investimenti, ma anche una cooperazione intersettoriale e una sua integrazione diretta nei quadri politici nazionali e internazionali. Il Guatemala ha posto l'accento sul valore intrinseco della terra: come affermato dalla ministra Liwy del Carmen Grazioso Immacolata "la terra detiene un'identità viva, e la rivitalizzazione delle pratiche ancestrali e dell'istruzione è fondamentale per forgiare percorsi sostenibili". Nel Pakistan, nonostante il contributo minimo alle emissioni globali, il Paese affronta gravi impatti, e la perdita di paesaggi dovuta a eventi estremi significa anche "la perdita di memoria e identità culturale". Per contrastare ciò, il Paese sta integrando attivamente il patrimonio culturale nella pianificazione dell'adattamento climatico. La Repubblica Dominicana, situata nella vulnerabile cintura degli uragani, sta utilizzando la salvaguardia del patrimonio come un "meccanismo vitale per sostenere i sistemi idrici, il turismo sostenibile e la coesione comunitaria", evidenziando il ruolo cruciale della collaborazione interministeriale. Per l'Unione Europea, l'ambasciatore Martin Selmayr ha affermato che la cultura "deve svolgere un ruolo centrale nella politica climatica", citando come esempio iniziative come l'EU's Green Heritage Project, che collegano il patrimonio immateriale all'azione per la riduzione delle emissioni di Co2. Il Kenya sta investendo nel nesso cultura-clima, riconoscendo che la conoscenza indigena è in grado di guidare la gestione della siccità e la gestione forestale, essendo "inseparabile dalla terra e dall'identità comunitaria". Il Paese sta rafforzando questa connessione anche tramite investimenti nel patrimonio digitale. L'Azerbaigian, con il programma Culture for Climate (C4C) lanciato durante la sua presidenza Cop29, sta sfruttando tradizioni, arte e patrimonio per "guidare il cambiamento comportamentale e le soluzioni sostenibili". Infine, la Lettonia ha sottolineato come i rischi per i paesaggi e il patrimonio costruito richiedano un'educazione precoce e la ripresa di pratiche tradizionali di architettura e gestione del territorio per il rafforzamento della capacità di risposta. Impegno globale per il futuro In conclusione, i partecipanti hanno raggiunto un accordo fondamentale: "La cultura è il tessuto connettivo della resilienza", ancora l'identità, rafforza il capitale sociale e sostiene le comunità di fronte all'escalation dei rischi climatici. La riduzione del rischio di catastrofi e l'adattamento climatico "non possono più essere affrontati in modo isolato", e la cultura è la forza che collega questi due domini.
I.Stoeckli--VB