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Lavoro nero e caporalato, un giro d'affari da 77 miliardi di euro all'anno
Cgia, il 35,7% nel Mezzogiorno. Irregolari soprattutto tra badanti e agricoltori
In Italia il lavoro nero continua a essere una realtà economica di dimensioni rilevanti. Da un'analisi della Cgia su dati Istat riferiti al 2023, il volume d'affari generato dall'economia sommersa supera i 77 miliardi di euro all'anno di cui 27,5 nel Mezzogiorno, 19,4 nel Nordovest, 16,5 nel Centro e 13,7 nel Nordest. Il 35,7% di questa ricchezza è dunque prodotta irregolarmente si concentra nel Mezzogiorno, dove si registra anche la quota più alta di lavoratori coinvolti su un totale nazionale di 2,6 milioni di occupati irregolari. Se storicamente il fenomeno è stato associato alle regioni meridionali, oggi il lavoro sommerso è diffuso in misura preoccupante anche nel Centro-Nord. I 2,6 milioni di occupati irregolari presenti in Italia che esercitano un'attività lavorativa in palese violazione delle norme tributarie, contributive e di sicurezza nei luoghi di lavoro, "provocano" un tasso di irregolarità del 10 per cento. Nel settore delle attività di famiglie come datori di lavoro (colf e badanti) si "annida" il maggior numero di irregolari, evidenzia la Cgia: precisamente poco più di 615.000 unità che danno luogo ad un tasso di irregolarità di questo settore pari al 48,8%. L'agricoltura poi presenta un tasso di irregolarità del 20,8% (196.100 persone), le attività artistiche (attori, cantanti, spettacoli viaggianti, giochi, parchi divertimento, etc.) con il 20,3% (225.300 irregolari) e alloggio e ristorazione con il 14,4% (261.200).
A.Zbinden--VB