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Stato agitazione Bekaert in Sardegna, 'Regione e Mimit facciano loro parte'
Fiom, Fsm e Uilm, 'non escluse proteste più aspre'
Lo stato di agitazione è la risposta immediata dei metalmeccanici Fiom, Fsm e Uilm dopo l'incontro di ieri al Mimit sul futuro dello stabilimento Bekaert di Macchiareddu, ma non è escluso che la protesta sfoci in azioni di mobilitazione ben più aspre dopo le assemblee con i lavoratori e le lavoratori che si svolgeranno nei prossimi giorni. "Nel corso dell'incontro ieri a Roma è apparso evidente, oltre all'abbandono di Bekaert dello stabilimento con i suoi 237 lavoratori, l'intento di ostacolare un eventuale ingresso di aziende operative nelle stesse produzioni, le cordicelle per pneumatici. Bekaert investe in Cina e Thailandia per produrre ciò che da anni si produce a Macchiareddu - denunciano i segretari Marco Mereu (Fiom), Marco Angioni (Fsm), Alessandro Andreatta (Uilm) - e nello stesso tempo detta le condizioni, escludendo dall'eventuale vendita importanti società che potrebbero realizzare lo stesso prodotto nell'impianto sardo". "Nel frattempo, con l'alibi del calo delle commesse, la Bekaert ha limitato le attività ed è stato attivato il contratto di solidarietà fra i lavoratori e le lavoratrici. Un sacrificio accettabile soltanto se c'è una prospettiva seria di rilancio" hanno sottolineato i segretari territoriali Fiom, Fsm e Uilm auspicando anche che "venga coinvolta al tavolo del Mimit la principale committente, la giapponese Bridgestone, in grado di far sentire il proprio peso nelle scelte della Bekaert". Ora si attende di capire quale sarà il ruolo del ministero, "che avrebbe garantito un impegno a sondare direttamente l'interesse da parte di quattro società cinesi, alcune già attive anche in Europa nello stesso settore, che, non a caso, Bekaert ha escluso dall'elenco delle potenziali acquirenti. Insomma, nella competizione globale, l'azienda belga, mentre scarica lavoratori e impianti della Sardegna, vorrebbe pure decidere quali concorrenti possono insediarsi al posto suo e quali no. Noi non assisteremo inermi davanti al rischio di perdere occupazione e attività produttive, e nemmeno alle imposizioni di chi non è più interessato a investire in Sardegna e in Italia - concludono i segretari Marco Mereu, Marco Angioni e Alessandro Andreatta - Regione e ministero facciano la loro parte".
M.Vogt--VB